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Avrebbe fatto assumere due collaboratrici

Maroni, chiesto rinvio a giudizio: "Ridicolo, è un attacco politico"

Maroni, chiesto rinvio a giudizio: "Ridicolo, è un attacco politico"

Il pm milanese Eugenio Fusco (lo stesso che indagò sulle presunte e mai trovate tangenti Finmeccanica alla Lega) non ha sentito ragioni e ha chiesto il rinvio a giudizio per il governatore di Regione Lombardia Roberto Maroni.
L’ex ministro degli Interni dovrà rispondere di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e induzione indebita per presunte pressioni per far ottenere un lavoro e un viaggio a Tokyo a due ex collaboratrici. Secondo l’accusa Maroni, tramite il segretario generale della Regione Andrea Gibelli, avrebbe fatto pressioni su Eupolis per far assumere senza concorso la sua ex collaboratrice Mara Carluccio (contratto da 29.500 euro) e poi, tramite il capo della sua segreteria, Giacomo Ciriello, avrebbe abusato della propria carica di presidente per far inserire da Expo Spa Mariagrazia Paturzo (che secondo il pm avrebbe avuto una relazione sentimentale) in una lista per un viaggio della Regione a Tokyo (viaggio poi annullato e che sarebbe costato 6 mila euro). Tra gli imputati anche Ciriello, Carluccio, l’ex dg di Eupolis che ha già patteggiato 8 mesi di reclusione e Expo Spa. Già fissata anche l’udienza preliminare che si terrà il prossimo 30 settembre.
Appresa la notizia Maroni non è parso sorpreso. «Me l’aspettavo e sono tranquillissimo. Si tratta di accuse ridicole (la promessa di un viaggio mai fatto, costo per la Regione: zero euro), destituite di ogni fondamento o rilevanza, formulate da un magistrato mosso da un evidente pregiudizio politico e incattivito dal clamoroso flop delle sue precedenti inchieste su Lega e Finmeccanica - ha tuonato il governatore leghista -. Ho sempre avuto massima fiducia nella giustizia e non cambio idea, anche dopo le gravi irregolarità registrate in questa indagine. Sono certo che un giudice terzo e indipendente non potrà che archiviare questa inchiesta per quello che è: una buffonata». E ancora: «Nella mia lunga attività politica, da Ministro prima e ora da Governatore, ho sempre lavorato nell’interesse dei cittadini con impegno e onestà. Rifarei tutto ciò che ho fatto nel modo in cui l’ho fatto, senza farmi impressionare o intimidire da iniziative giudiziarie di chiaro sapore mediatico e politico».
Ancora più duro l’avvocato di Maroni, Domenico Aiello: «In questi dodici mesi, abbiamo dialogato con la Procura in ogni modo possibile, cercando di evitare strumentalizzazioni. È stata una indagine dispendiosa ed eccessivamente sovra-alimentata. Abbiamo con totale trasparenza, evidenziato e corretto gravi errori e falsità riportati nelle varie versioni del capo di imputazione. Conosciamo solo da ieri la nuova e quinta versione del capo di imputazione, che riporta il testo corretto del fatidico sms. Questa storia più che un processo alle intenzioni, sembra la consolidata e irriducibile intenzione di mandare comunque Maroni a processo».
Solidale con Maroni il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo: «Non sono sorpreso, tutti coloro che hanno assunto un ruolo di responsabilità nelle Regioni sono stati destinatari di una richiesta di rinvio a giudizio. Chi si candida a questo ruolo deve metterlo nel conto». Per il resto spiega Cattaneo «sono certo che il presidente Maroni saprà spiegare le proprie ragioni». Al contrario i 5 Stelle col consigliere Dario Violi si sono affrettati a chiederne le dimissioni: «Se il rinvio a giudizio sarà confermato, confidiamo che il Presidente Maroni rassegni immediate dimissioni».

di FABIO RUBINI

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