Cerca

L'autogol del sindaco

Giorgio Gori va in Vaticano. E sparla di Bergamo

Giorgio Gori va in Vaticano. E sparla di Bergamo

Sarà stata la presenza di colleghi famosi come la parigina Anne Hidalgo e il newyorkese Bill De Blasio. O quella di papa Francesco con la sua aura progressista. Fatto sta che Giorgio Gori, sindaco di Bergamo invitato due giorni fa con un’altra settantina di primi cittadini in Vaticano, non è riuscito a trattenersi e davanti a un tale pubblico si è prodotto in un discorso il cui tema era, in sostanza, che i destini del mondo passano da Bergamo. Temerario, certo, ma l’uomo è da capire: passato dal ruolo di spin doctor di Renzi a occuparsi di zone pedonali e raccolta differenziata, qualche scompenso all’ego ce l’ha. E così eccolo criticare la sua città - o almeno una parte di essa - perché non accetta immigrati. «I migranti», dice Gori, «vengono cinicamente descritti come una minaccia». Scontata la risposta dei leghisti (Ribolla & Pecce) che prendono le difese degli orobici («Non sono biechi e cinici»). Ma c’è di peggio: preso dalla foga di mostrare quanto è bravo, Gori ha discettato di come le migrazioni siano causate da miseria e mutamenti climatici, e siano cioè colpa dell’Occidente. Una placida ammissione del fatto che, tra chi viene accolto in Italia, tanti non sono profughi. Giorgio, fa’ sito...

di GIOVANNI LONGONI

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog