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Come sarà il sito dopo il 31 ottobre

Asili, mostre, uffici. L'Expo senza fine

Asili, mostre, uffici. L'Expo senza fine

Prima che Expo cambi definitivamente pelle, dopo la chiusura a fine ottobre, passeranno due o tre anni. Anni di cantiere durante i quali i Paesi ospitati smonteranno quello che intendono portare via; anni in cui si procederà a sistemare l’area in vista della riconversione; anni che rischiano di trasformare il sito di Rho-Pero in un “non luogo” esposto al degrado e alle occupazioni abusive così come è successo per altre Expo. Proprio per evitare questo il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha pensato al “Fast post”: un progetto per accompagnare la trasformazione della cittadella espositiva nella nuova cittadella universitaria, dell’innovazione o quant’altro si deciderà. Nel giorno in cui a Roma è fissato un incontro tra il governo, l’assessore Fabrizio Sala a rappresentare la Regione e il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, per discutere del piano messo a punto da Cassa depositi e prestiti e dall’Agenzia del Demanio (per conto dell'esecutivo) sul dopo Expo, il presidente Maroni ha lanciato la sua proposta. «Vogliamo discutere subito di queste nostre proposte con i responsabili di Expo e delle Amministrazioni pubbliche», ha fatto sapere il presidente della Regione, «perchè, da novembre, in attesa di capire cosa verrà fatto, si possa rendere viva e fruibile questa area. Occorreranno delle risorse per riconvertire le strutture? Certo, ma si tratta di un buon investimento, perchè queste strutture resteranno: la Regione Lombardia è disponibile a mettere le risorse necessarie per fare in modo che l’area sia utilizzata immediatamente».
La prima azione, secondo il progetto di Maroni, è quella di riqualificazione delle aree service per inserirci incubatori di impresa, aule universitarie e uffici pubblici. C’è poi la conversione dell’Expo center e del Padiglione Zero in biblioteche, sale espositive, auditorium e spazi per la Triennale. Terzo punto, rifunzionalizzare gli edifici del cardo in uffici pubblici. Tra le proposte anche completare il children park con asili nido e scuole dell’infanzia e utilizzare gli edifici permanenti come Cascina Triulza e l’auditorium da 194 posti. È importante, secondo il piano del governatore, anche valorizzare Palazzo Italia, Lake Arena e Open Air Theatre, che potrebbero ospitare attività istituzionali, culturali e ludiche. Infine, sfruttare la collina mediterranea e l’area slow food per attività sportive e un orto didattico. Maroni ha poi sottolineato anche l’importanza di ottimizzare la sinergia con Cascina Merlata per delle residenze. «Siamo aperti a ogni iniziativa», ha proseguito il governatore, «che si aggiunga a queste nostre proposte, l’importante è che ci sia un utilizzo che permetta di tenere viva l’area fino a quando non comincerà il vero post Expo per cui ci vorrà qualche anno. Dobbiamo fare in modo di partire da novembre, per cui abbiamo tre mesi di tempo per definire chi fa che cosa in quest’area secondo il nostro progetto che potrà eventualmente essere integrato da altre proposte che potrebbero venire da soggetti». Maroni ha affidato al sottosegretario regionale Giulio Gallera il compito di ascoltare gli altri soggetti interessati a cominciare dalla società Expo, il Comune di Milano e tutti gli altri operatori. A decidere saranno comunque gli advisor scelti da Arexpo, «entro fine ottobre diranno qual è la proposta migliore per il dopo Expo», ha spiegato Maroni e poi «deciderà Arexpo».
Da parte sua il presidente di Arexpo, Luciano Pilotti, ha sottolineato come questa fase di transizione sia molto delicata. «Va riservata una grande attenzione ai costi di rifunzionamento delle strutture che sono state concepite e realizzate per l’estate e per un breve periodo. Se devono ospitare uffici o attività», ha spiegato Pilotti, «è chiaro che devono essere messe in sicurezza, devono essere dotate di impianti di riscaldamento. Tutto questo ha un costo che per ora non è quantificabile perché non è ancora chiaro cosa i Paesi ospitati a Expo lasceranno e cosa porteranno via». Per il progetto finale, invece, la Cassa Depositi e Prestiti ha stimato un investimento di un miliardo di euro. Pilotti commenta anche l’ipotesi dell’assessore comunale Pierfrancesco Majorino di trasformare alcune strutture per l’accoglienza ai profughi. «Capisco l’esigenza, ma suggerisco cautela a lanciare queste idee. Si può valutare, ma è molto complicato».
Il commissario unico Expo Giuseppe Sala non conosce ancora nel dettaglio la proposta. Quel che è certo, ha specificato, è che «i Paesi devono smantellare tutto entro giugno 2016, come stabilito per contratto. Quindi se si vuole conservare qualcosa è importante chiarire subito come segmentare il sito e come procedere in sicurezza nella parte aperta». «Finora», ha continuato Sala, «solo il Kazakistan ci ha dato la disponibilità a lasciare il proprio padiglione sul sito, ma altri ne potrebbero arrivare. Monaco, invece, vuole accelerare le procedure di smontaggio. Capisco che ci sono alcuni spazi di particolare interesse, come Padiglione Zero: ma bisogna organizzarsi per tempo anche per risolvere alcune criticità, come il fatto che i padiglioni non sono riscaldati».

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