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Il nuovo ente

Città Metropolitana, il giallo del trasloco infinito

Città Metropolitana, il giallo del trasloco infinito

Due traslochi al posto di uno, con relativi costi aggiuntivi e disagi.
La Città Metropolitana fa cambiar sede ad alcuni suoi dipendenti, ma, anziché tutelarli ed evitar loro seccature, fa sì che vengano sballottati da una parte all’altra della città. Sono gli stessi lavoratori dell’ente a denunciarlo in una lettera spedita a «Libero».
La faccenda, che per loro diventa un’odissea, è questa: uno degli edifici della Provincia, quello in corso di Porta Vittoria, è stato venduto e il suo personale, che ora è sotto la giurisdizione della neonata Città Metropolitana, deve essere trasferito, con tanto di scrivanie, pc, faldoni pieni di documenti e scatolini vari.
Si tratta di centinaia di persone, specificano nel documento.
La sede “naturale”, per funzioni da svolgere, disponibilità degli spazi e comodità, è un edificio in via Soderini, zona Lorenteggio, ristrutturato da poco.
«La logica - spiegano i lavoratori - vorrebbe che il trasloco venisse effettuato in un’unica soluzione», avendo a disposizione proprio quegli uffici. E invece Città Metropolitana ha deciso di complicare il tutto, prevedendo due tranche di spostamenti: da Porta Vittoria i lavoratori saranno mandati in un’altra sede, in viale Piceno, già occupata però da altri dipendenti. Lo spazio per tutti non c’è e la soluzione architettata è questa: quelli di viale Piceno vengono mandati in via Soderini.
Sembra il gioco del domino, un pasticcio inutile e dispendioso, lamentano i lavoratori di Città Metropolitana, che comporterà tempi lunghissimi, da settembre di quest’anno fin a marzo 2016.
Sei mesi di calvario che, per un ente che «ha un deficit di 90 milioni per cui non è esclusa la dichiarazione di dissesto finanziario e servizi indispensabili disattesi per mancanza di fondi», si potrebbero evitare.
L’opposizione vuole portare la questione davanti al consiglio della Città metropolitana per capire la logica di tutto ciò.
Per Marco Osnato, consigliere di Fratelli d’Italia, «tutto ciò denota la sensazione di un ente completamente allo sbando, sia dal punto di vista politico che amministrativo».

di FEDERICA VENNI

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