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La nuova moda milanese

Polenta fritta, raspadura, aloe: l'invasione degli street food

Polenta fritta, raspadura, aloe: l'invasione degli street food

A Milano ormai è street food mania! Dal mattino fino a notte fonda in città impazza la moda del cibo di strada, fino a poco tempo fa fenomeno snob di “élites” enogastronomiche gourmet e ora invece, a seguito dell’attenzione per l’alimentazione generata da Expo, vera e propria moda popolare. E così il Comune, non certo con il dovuto tempismo, ha organizzato un servizio di street food ambulante, che - diciamolo - rende ufficiale un fenomeno già presente. Sono 24 (e presto 36) le ape car ecologiche, che si muovono con le loro cucine ambulanti nel traffico milanese: bancarelle a tre ruote con manicaretti da gustare mordi e fuggi. Gli chef itineranti (oltre a quelli del Comune un buon numero di privati già attivi da un po’) sono dislocati in tutta la città, nei punti di maggior passaggio (esclusa l’arteria storica, che collega San Babila col Castello). Un giro gastronomico anche sommario non può non iniziare dalla Darsena, ormai clou della Milano in movimento: il primo incontro è un omaggio alla cucina emiliano-romagnola, mito degli anni ’60, quando orde di turisti latin lovers, tra un “approccio” e l’altro si concedevano squisite piadine sul lungomare di Rimini o Riccione: «Le stesse, che offro io ogni giorno, con varianti proprie del palato moderno: oltre al classico crudo e squacquerone - comunque sempre la più gettonata - facciamo piadine con ripieno etnico, con salse mediorientali: hummus (mousse di ceci) e tahina (salsa di sesamo). Apprezzatissime, così come apprezzate sono le trilogie di salumi emiliani (coppa pancetta e crudo) e la raspadura piacentina (il grana presentato in sottilissime sfoglie)», dice Mario, chef itinerante da una parte all’altra della città. «I prezzi?», «Meno dei bar del centro: una piadina mediamente non va oltre i classici 5 euro. Le bibite hanno i prezzi consueti dei locali di Milano, durante il giorno». Le bevande sono poi un altro fiore all’occhiello di questi piccoli foodcorner ambulanti: «Oltre ai soft-drinks alcuni di noi preparano bibite ’sane’, ecologiche, in linea con precetti alimentari dei guru del nutrizionismo: the verde, aloe e succhi di frutta esotica, preparati al momento, per non parlare dei centrifugati e delle spremute di agrumi di Amalfi», spiega Alessandro, che troviamo in zona-tribunale, confermando che anche in questo caso il costo è omologato ai locali cittadini: «3 euro massimo per le bibite, 3,50-4 per spremute e centrifugati freschi». Il discorso poi cambia dopo il calar del sole: la sera alla Darsena, ma anche in Brera, il numero degli apecar aumenta. È un trionfo dei sapori del nostro Paese: piccoli cartocci con polenta fritta e salsiccia, con pasta alla norma anche fredda, con porchetta aromatizzata al rosmarino e timo: «Una tentazione per il palato. Tutti piatti gettonatissimi! Nonostante il caldo un assaggino lo fanno in molti e qualcuno fa pure il bis, complici i prezzi popolari», fa notare Paolo, che conferma prezzi accessibili (5-6 euro un piatto non certo minuscolo). In zone animate come la Stazione Centrale o Corso Buenos Aires gli chef driver dello street food propongono di tutto, sfidando afa e traffico: «La pizza è la più richiesta, nelle sue infinite varianti. I prezzi sono contenuti: un trancio, anche grosso, di napoletana o di quattro stagioni non va mai oltre i 4-5 Euro. Allo stesso modo costano le minicaprese di bufala e ovviamente meno, sui 2 euro, le bruschette», afferma Roberto. Tra le cucine regionali apprezzatissime le ricette siciliane, dalle panelle (frittelle di farina di ceci, soprattutto da Paolo, quasi sempre vicino al Mercato Metroplitano) ai dolci: cannoli, gelati o cassate. «Eppure anche qui a Milano lo street food non è solo cucina locale: crescono le proposte etniche, dal classico sushi ad assaggi di formaggi francesi e di salse speziate, per finire con il ’vegano’, direttamente ispirato a piatti indiani o vietnamiti. Il tutto innaffiato da birre artigianali made in Italy, come la Collesi di Fano, già campione del mondo di categoria», dice Silvia Sacchi, giornalista, che ha curato per 7 Gold due speciali sul fenomeno “cibo da strada”.

di ARISTIDE MALNATI

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