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Scola si allea con Pisapia: "Profughi nelle case popolari"

Scola si allea con Pisapia: "Profughi nelle case popolari"

Un accordo tra Curia e Comune per assegnare un centinaio di alloggi popolari ai profughi, saltando le graduatorie. È quanto è emerso ieri durante una visita dell’arcivescovo Angelo Scola ad un centro di accoglienza in zona Lampugnano. Scola, parlando della piaga dell’emergenza abitativa in città, ha voluto sollecitare un incontro tra Comune e Regione per «sciogliere il nodo delle deroghe alle assegnazioni Erp (di edilizia residenziale pubblica ndr), per destinare gli alloggi popolari alle situazioni di emergenza come sfrattati e profughi».
La questione risale a qualche tempo fa: la Diocesi aveva deciso di stanziare un milione di euro di fondi derivanti dall’8 per mille per ristrutturare circa 100 case di proprietà del Comune di Milano per fronteggiare le emergenze. Scola, ieri, si è lamentato per il ritardo con cui le istituzioni stanno affrontando l’iter: «Non è accettabile questa situazione», ha tuonato l’arcivescovo che ha chiesto alle istituzioni un incontro per sbloccare la pratica. L’accordo con il Comune prevede un impegno della Curia per la ristrutturazione, a sue spese, di un terzo circa dei 300 alloggi fuori graduatoria che Palazzo Marino sta progettando di destinare alle famiglie in difficoltà. Secondo l’assessore comunale alla Casa Daniela Benelli, il progetto in questione sarebbe sulle scrivanie di Palazzo Lombardia da tempo: «Siamo in attesa da mesi di un’approvazione». Già, perché, sebbene gli alloggi siano di proprietà del Comune è la Regione, in quanto responsabile di tutte le assegnazioni sul territorio lombardo, che deve dare il via libera. La Regione, dal canto suo e per bocca dell’assessore alla Casa e all’Housing sociale Fabrizio Sala, smentisce e ribatte: «Il Comune ci ha presentato la richiesta circa cinque mesi fa. Peccato che il progetto dettagliato sia arrivato soltanto tre giorni fa, dopo diverse mie sollecitazioni in commissione. Visto il ritardo nella comunicazione dei dettagli - ha aggiunto Sala - e viste le dichiarazioni di Scola su eventuali assegnazioni ai profughi, capisco l’imbarazzo del Comune».
Il progetto sarà esaminato nel dettaglio in questi giorni, ma, nel frattempo, Sala, invitando l’arcivescovo «per un confronto ed un approfondimento sul tema» mette i puntini sulle “i”: «Come Regione Lombardia è nostro dovere tutelare i nostri cittadini e, per quanto riguarda l’emergenza abitativa, vengono prima i milanesi».
Sulla stessa linea Giulio Gallera, sottosegretario regionale con delega all’Aler: «Milano ci ha chiesto di mettere fuori Erp diversi alloggi da dare in gestione alla Curia. È una prassi che già abbiamo messo in campo con altre associazioni. Un conto, però - sottolinea Gallera - è dare le case a madri separate, a pensionati che non riescono a tirare la fine del mese, un conto è assegnare quelle abitazioni ai profughi, come ha annunciato Scola, che rischia di essere una mossa irresponsabile. Occorre valutare bene la questione». Per la Lega il problema non si pone: «Le case popolari devono restare ai lombardi» ha sentenziato il capogruppo a Palazzo Marino Alessandro Morelli. Nel frattempo, Scola ha rivolto un appello alle 1140 parrocchie della diocesi milanese affinché accolgano i profughi nelle proprie strutture. «Tutto bene purché lo facciano a loro spese e a costo zero per i cittadini» ha dichiarato Riccardo De Corato, oppure «purché denuncino però eventuali situazioni di illegalità» ha specificato il consigliere comunale azzurro Fabrizio De Pasquale.

di FEDERICA VENNI

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