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Via libera da Palazzo Marino

Festa dell'Unità, Pisapia "regala" il Parco Montanelli al Pd

Festa dell'Unità, Pisapia "regala" il Parco Montanelli al Pd

Il via libera alla Festa dell’Unità negli spazi dei giardini di Porta Venezia ha il suono di uno schiaffo sferrato con violenza a colui cui il parco è intitolato: Indro Montanelli. Dopo il rifiuto della modernissima piazza Gae Aulenti, il tira e molla sulle possibili alternative e infine la richiesta sfrontata dei giardini pubblici, il sì alla grande festa dem all’interno dei giardini pubblici è arrivato ieri sera, al termine di un lungo incontro che ha visto riuniti attorno allo stesso tavolo di discussione un comitato interassessorile composto da Chiara Bisconti (Sport, Tempo libero e Verde), Franco D’Alfonso (Commercio, Attività produttive), Cristina Tajani (Politiche del lavoro, Università), Carmela Rozza (Lavori pubblici), Marco Granelli (Sicurezza e Coesione sociale) e Anna Maria Terafina (Sovrintendenza Beni Architettonici).
Nessun risultato inatteso, solo una conferma di quello che già si sapeva. Ma ha tutto il sapore di uno sfregio a Milano: il parco simbolo della città ceduto alla festa democratica e per di più a un prezzo (la famosa Cosap, tassa sul suo pubblico) considerato da molti troppo basso per il luogo di pregio in cui si svolgerà la manifestazione. Due settimane di salamelle dem, dal 25 agosto al 6 settembre. Non era mai successo che un partito politico, tanto più al governo della città, chiedesse un’area così centrale, uno dei cuori pulsanti di Milano, per una festa di bandiera. Il Parco Sempione, scelto nel 2011 dai Dem, era tutt’altra cosa. «Era più distante dal centro abitato» commentano a Palazzo Marino «e di certo, con la sua ampiezza era più adatto a una festa così». I giochi però sono fatti e ai residenti di Porta Venezia non resta che tenersi pronti.
Tredici giorni di festa che con ogni probabilità comporteranno una lunga serie di disagi ai residenti: traffico moltiplicato, puzza di fumo e salamelle abbrustolite a ogni ora del giorno e della notte, musica, incontri, manifestazioni. Ma non solo. A soffrire, saranno gli stessi giardini, il verde all’interno del parco e gli edifici storici intorno. Eh già, perché l’edizione 2015 della festa dell’Unità si svilupperà - con i suoi ristoranti e le sue bancarelle, la sua libreria e il suo palco per concerti - in un’area complessiva di 2000 metri quadri, il 15 per cento in meno rispetto alla richiesta iniziale avanzata dal partito democratico che voleva una porzione più ampia.
Il parere favorevole allo svolgimento della manifestazione prevede certo il rispetto delle prescrizioni sul Verde, la ricollocazione di alcune strutture d’accoglienza (come il palco, che verrà spostato nello sterrato retrostante il Museo di Storia Naturale) al fine di utilizzare solo le aree calpestabili, l’eliminazione di un ristorante di quelli richiesti dal partito e, soprattutto, la tutela della zona serre e la salvaguardia dei manufatti storici presenti nei giardini che dovranno essere transennati e protetti. Ma basterà? Cinquantamila euro la fideiussione richiesta a garanzia dei ripristini per eventuali danni oltre a tutti gli altri adempimenti previsti.
«Sarà una grande festa all’altezza di una grande città», ha commentato Pietro Bussolati, segretario metropolitano del Pd. «Siamo i primi interessati a tutelare il verde e accogliamo con favore ogni indicazione tecnica che aiuti a rendere la festa partecipata e rispettosa del contesto nel quale si svolgerà». A storcere il naso però è la parte di Milano e dei milanesi che si è schierata fin dal principio contro la concessione. Per Riccardo De Corato, ex vice sindaco e consigliere di Fratelli d’Italia «la fideiussione di 50 mila euro è una vergogna nella vergogna». La cifra, secondo De Corato non è altro che «una briciola se si pensa che nel parco sorgono monumenti storici come Palazzo Dugnani». «Tutto potrebbe accadere», ha ipotizzato De Corato che annuncia: «Mi rivolgerò all’autorità giudiziaria. Ci sarà pure un giudice a Berlino in grado di fare chiarezza su questa vergogna». A puntare il dito contro i costi della festa dem è anche il consigliere di Fi, Fabrizio de Pasquale che torna ad accendere i riflettori sulla tassa di concessione del suolo pubblico. Per l’evento, infatti, il Pd dovrebbe sborsare una cifra che si aggira attorno ai 120 mila euro, 9600 euro al giorno. E pensare che ai commercianti di Buenos Aires per la notte bianca dello shopping chiesero 15mila euro. «Una vergogna» per De Pasquale che si appella alla «coerenza del partito» ricordando come «il Pd si ribellava anche all’installazione di giostrine nei parchi e ora invece gioisce per la sua festa in un parco storico».

di MARIANNA BAROLI 

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Commenti all'articolo

  • cavallotrotto

    08 Agosto 2015 - 10:10

    da un elemento dal esso finto cosa si vuole ? lui spera nelle moschee perché sa che i musulmani dell' altro sesso esistono in italia . e li vuole ignoranti come lui

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  • OLGIATI

    06 Agosto 2015 - 22:10

    cosa si predende da un sindaco come questo che vuole due mosche

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  • OLGIATI

    06 Agosto 2015 - 22:10

    cosa si pretende da un sindaco che vuol due moschee a Milano

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