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Impianti a pezzi

La capitale dello sport è l'ultima favola del sindaco arancione

La capitale dello sport è l'ultima favola del sindaco arancione

Sarà stata l’euforia per il taglio del nastro per i campionati mondiali di canoa, al via da ieri nello storico bacino dell’Idroscalo. Oppure la leggera brezza elettorale che fa tentennare il sindaco arancione del gran rifiuto a candidarsi. Fatto sta che Giuliano Pisapia, salutando l’arrivo dei campioni della pagaia, si è lasciato andare in un (auto)elogio su Milano, definita «una delle capitali mondiali dello Sport». Nei giorni scorsi lo aveva scavalcato in propaganda il candidato Pd Emanuele Fiano, che dopo un tour al cantiere del Palalido - in ritardo colossale - ha lodato le politiche della giunta attuale sullo sport. «Succedendo a 18 anni di incapacità gestionali del centrodestra» ha gonfiato il petto Fiano, «questa amministrazione si è trovata di fronte a uno scenario sconfortante». Che dire, ci vuole coraggio. Perché sullo sport, e in particolare sulle strutture cittadine, gli arancioni hanno collezionato un flop dopo l’altro. Proviamo a sgranare il rosario degli insuccessi: il velodromo Vigorelli, nonostante gli annunci, è in attesa dell’avvio del restyling dopo lo stop della Soprintendenza al progetto del Comune. L’ex Palasharp diventerà una moschea. Il Palalido, appunto, se va bene sarà inaugurato quattro anni dopo la prima scadenza. In città manca una pista d’atletica in grado di ospitare eventi internazionali di alto livello. Il nuovo stadio del Milan sembra impantanato nelle secche della politica. E più si scende nello sport di base più le cose peggiorano. A proposito di basket: ha ragione il consigliere regionale Fabio Pizzul a denunciare, come ha fatto nei giorni scorsi, lo scandalo della squadra milanese di serie C1 costretta a giocare le partite in casa nella ridente cittadina brianzola di Bernareggio.
I ritardi di Milano affondano le radici negli ultimi decenni, e non sono ovviamente imputabili all’ultima amministrazione. La fotografia del disastro è quella del vecchio palazzetto di San Siro, crollato per la nevicata del 1985, non è mai più stato rimesso in piedi. Raccontare però un’immaginaria rivoluzione arancione che ha portato Milano a diventare capitale dello sport mondiale, come si racconta a sinistra, è purtroppo solo una favola estiva.

di Massimo Costa

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