Cerca

Lo scandalo

Via Idro, con i soldi spesi per il campo rom si potevano sistemare 20 scuole

Via Idro, con i soldi spesi per il campo rom si potevano sistemare 20 scuole

Se la giunta Pisapia riuscirà o meno a chiudere il campo di via Idro entro la fine dell’anno, come previsto dalla delibera approvata nei giorni scorsi, e a trovare una soluzione per le 25 famiglie che ancora vivono lì è cosa che si potrà verificare solamente nei prossimi mesi. Una cosa è certa: in oltre un quarto di secolo di secolo di storia il campo, aperto nel lontano 1989, è riuscito a drenare dalle casse pubbliche una somma sufficiente per rimettere a nuovo una ventina di scuole cittadine o per garantire un anno di abbonamento gratuito a tram e metropolitane a oltre 20mila anziani milanesi. Nato come campo di sosta grazie a una parte dei 9 miliardi e 755 milioni di vecchie lire stanziati tra il 1990 e il 1995 dalla Regione Lombardia per favorire l’integrazione di rom e sinti, nel corso dei suoi 26 anni di vita il campo di via Idro è infatti costato, per la sola realizzazione e funzionamento, almeno 6-7 milioni di euro.
Una cifra frutto di una stima prudenziale: tra amministrazioni che si sono succedute nei decenni e fondi pubblici stanziati da Governo, Pirellone e Palazzo Marino per coprire i costi del campo e i progetti di integrazione proposti ai suoi abitanti, tracciare un bilancio preciso è infatti impossibile. Tuttavia, da quell’agosto del 1989 in cui l’amministrazione Pillitteri aprì il campo promettendo che sarebbe stato un insediamento provvisorio, il flusso di denaro pubblico è stato ininterrotto. Lo conferma il rapporto sulla Spesa per i campi nomadi a Napoli, Roma e Milano stilato nel 2013 dalla cooperativa Berenice e dalle associazioni Compare, Lunaria e Osservazione, dal quale si evince che tra il 2008 e il 2011 per la sola gestione ordinaria dei campi di via Idro e via Bonfadini il Comune di Milano ha speso circa 70 mila euro all’anno. Una cifra alla quale vanno aggiunti circa 30mila euro all’anno per gli interventi socio-educativi rivolti ai bambini e per la custodia e piccola manutenzione dei campi, affidata nel corso degli anni anche a piccole cooperative formate dagli stessi rom, e che non tiene conto di tutti gli interventi straordinari. Tra questi, spiega il rapporto, «la derattizzazione, la disinfestazione, lo svuotamento delle vasche biologiche, gli interventi di spurgo». Ma anche la copertura dei costi «riconducibili alle utenze di acqua e luce». In tutto almeno tra i 100 e 200mila euro all’anno, che in 26 anni fanno una bella somma. Se a questa si aggiungono i costi dell’intervento per separare il campo dalle case vicine fatti dall’amministrazione Moratti, degli incentivi dati alle famiglie per abbandonare il campo negli ultimi anni e degli interventi nell’adiacente campo abusivo, il conto è presto fatto.
I costi sarebbero potuti lievitare ulteriormente: nel 2010 l’amministrazione Moratti aveva infatti previsto la trasformazione dell’insediamento in una campo di transito con una spesa di 4 milioni di euro stanziati dal Piano Maroni. Un progetto poi tramontato, per quello che «peraltro rappresenta storicamente uno degli insediamenti più problematici in città per l’alto tasso di delinquenza di alcune famiglie che ci vivono», sottolinea Riccardo De Corato (FdI). «Gli stessi carabinieri non intervengono nel campo se non con un battaglione mobile». Non male per un insediamento nato per favorire l’integrazione.

di DINO BONDAVALLI

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog