Cerca

Il commento

Il nostalgico di Sel vuole il modello cinese per la sicurezza in città

Il nostalgico di Sel vuole il modello cinese per la sicurezza in città

Folgorato sulla via di Pechino. L’idea di come rendere Milano una città sicura è venuta al consigliere comunale di Sel, Luca Gibilini, durante la sua vacanza in Cina che, a suo dire, «alcune cose da insegnare le ha». Affidando a Facebook il suo reportage dal Paese del Sol Levante ha condiviso con i suoi contatti la «profonda percezione di sicurezza» che si ha girando per Pechino, Shangai, Hong Kong, Gulin, Xian, e qualsiasi altra città grande o piccola. «Badate bene», ci tiene a puntualizzare Gibilini, «non si vede un poliziotto in giro manco per sbaglio. Non ci sono telecamere. Ci si sente dentro ad un immenso spazio pubblico vissuto, partecipato. La vita si svolge in strada e le persone sono ovunque. Non un litigio, non un atteggiamento aggressivo». «Ecco», sottolinea l’esponente di Sel, «una cosa che non abbiamo incontrato in Cina, in nessun luogo, è la paura a girare per strada».
Bellissimo, fantastico, sarebbe davvero una svolta se tutto ciò accadesse anche a Milano. Ma c’è un però che forse Gibilini ignora: in Cina c’è la dittatura.
Una dittatura con la pena di morte per tutto. Il paese asiatico, nonostante nel 2014 si sia messo mano al codice penale riducendo da 68 a 55 i reati per i quali si può finire sul patibolo, resta quello in cui vengono registrate più esecuzioni in assoluto nel mondo. I numeri precisi non ci sono, visto che questo argomento è coperto da segreto di Stato, ma la “Dui Hua Foundation”, organizzazione che ha base negli Stati Uniti, ritiene che nel 2013 siano state mandate al patibolo 2.400 persone e che anche quest’anno verrà raggiunta una cifra simile. Per la ong «Nessuno tocchi Caino», le condanne a morte in Cina rappresentano l’88% di tutte quelle eseguite nel mondo.
In Cina, caro consigliere Gibilinni, si può morire per mano dello Stato anche se si viene condannati per furto o rapina, per stupro o per sfruttamento della prostituzione, per truffe riguardanti le carte di credito, ma anche per aver usato un cellulare risultato rubato o aver inquinato un bosco o un lago. Quindi, a meno che non vogliamo tornare alla dittatura, meglio trovare un’altra strada per rendere Milano sicura.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog