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Tensione Fi-Lega sul rimpasto

Mantovani all'attacco: "L'interim di Maroni non ha alcun senso"

Mantovani all'attacco: "L'interim di Maroni non ha alcun senso"

«Credo che assumere un interim per un mese o due non abbia alcun senso politico, nel pieno di una riforma». Una riforma, quella della sanità lombarda, che, «non condivisa» in «alcuni aspetti», è diventata in questi mesi teatro di scontro tra Lega e Forza Italia. «Non sono l’uomo delle polemiche» e «le beghe di palazzo non mi appartengono»: smorza i toni Mario Mantovani, ma, ieri, l’ex assessore alla Salute, in un’intervista all’Adnkronos, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa. Annunciando «un libro sui risultati raggiunti» e sottolineando che, a questo punto della legislatura, «è la Lega che ha un assessore in meno», si è detto soddisfatto della «buona eredità» lasciata a Maroni. Quell’eredità che, letteralmente, il governatore lumbard non è intenzionato a mollare tanto facilmente: «Se non ci fossi stato io la riforma non sarebbe stata approvata», quindi «manterrò le deleghe fino a che serve» ha detto ieri rispondendo ai paletti posti da Fi al suo interim. «Entro la fine di ottobre» è infatti il termine indicato dagli azzurri. Un aut aut che difficilmente, si vocifera al Pirellone, sarà rispettato: è molto probabile infatti che Maroni resti assessore fino a fine anno, ovvero finché la riforma non avrà trovato piena attuazione. Già, perché a chiudere il cerchio non manca soltanto la questione degli accorpamenti degli ospedali contenuta in un allegato alla legge e da definire entro la fine del mese prossimo, ma anche tutto il capitolo delle nomine dei dirigenti che si aprirà a dicembre.
Nodo politico che va ad aggiungersi alla già delicata questione su chi sarà, in definitiva, il super assessore: se i vertici di Forza Italia fanno intendere che non è un mese in più di interim a spingerli sulle barricate, l’incarico ad un azzurro, però, non si discute. Nei prossimi mesi dunque si vedrà se il nome più accreditato in queste ultime settimane, quello di Sergio Pecorelli, rettore dell’Università di Brescia e tecnico vicino a Fi, basterà o se gli azzurri punteranno i piedi su un candidato più politico. Maroni, nel frattempo, fa sapere che sulla riforma si va avanti a ritmi serrati: ieri ha visto i sindacati e ha aperto un tavolo di discussione permanente, mentre venerdì mattina porterà in giunta i primi provvedimenti attuativi. Nel pomeriggio poi, ha annunciato, partirà, con prima tappa a Bergamo, il tour per illustrare il provvedimento. Mantovani, invece, è già entrato appieno nel suo nuovo ruolo: in virtù dell’incarico affidatogli in tema di internazionalizzazione, ha partecipato ad un tavolo sulla moda ad Expo. Difficile pensare però che si accontenti di deleghe minori di rappresentanza. Non è un segreto che Mantovani ambisca ad un ruolo di peso in Forza Italia e quello attuale, ora che la riorganizzazione del partito è nell’agenda di Berlusconi e con la campagna elettorale per Milano alle porte, potrebbe essere il momento giusto. Anche se, fanno notare i maligni, un ruolo da dirigente di partito mal si sposa con la carica di vicepresidente di Regione che Mantovani ha mantenuto. Resta anche da capire se un partito che nelle ultime settimane gli ha certo tributato ringraziamenti e riconoscimenti, ma in maniera non troppo appassionata, decida di battere ancora i pugni sul tavolo per lui.

di FEDERICA VENNI

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