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Truffa all'Aler

Finti poveri e proprietari di case: ecco i furbetti degli alloggi popolari

Finti poveri e proprietari di caso: ecco i furbetti delle case popolari

L’inquilina vive in una casa popolare Aler del Lorenteggio insieme alla figlia. Povera, poverissima secondo i moduli consegnati a Palazzo Marino. Per ottenere l’alloggio a canone sociale, cinque anni fa aveva dichiarato di non avere reddito né lavoro. Unica fonte di introito dichiarato: un sussidio di 3mila euro l’anno che il Comune di Milano le versava per farla uscire dalla povertà assoluta.

IMMOBILI NASCOSTI - Invece, setacciando migliaia di file insieme all’Agenzia delle Entrate, qualche mese fa gli uffici dell’Aler scoprono l’inghippo: la titolare del contratto di alloggio è proprietaria di un appartamento a Milano dal 2010, e nello stesso anno in cui si dichiarava sotto la soglia di povertà incassava dal suo immmobile 6mila euro di affitto. Non solo. Anche la figlia, l’anno prima di entrare nella casa popolare alla periferia sudovest della città, aveva comprato un’altra casa a Milano (affittata per 5.400 euro l’anno). É una delle venti denunce presentate nell’ultimo anno dall’azienda regionale contro i «furbetti delle case Aler». C’è chi trucca le dichiarazioni dei redditi, chi nasconde le proprietà immobiliari, chi addirittura è già titolare di una casa popolare e ne riceve un’altra dal Comune.

CUD TRUCCATI - In zona Certosa, gli ispettori Aler hanno scoperto quest’anno un inquilino che, ininterrottamente dal 2009 al 2013, presentava dichiarazioni dei redditi contraffatte per rientrare nella fascia di reddito più bassa da 20 euro a mese: una volta 14mila euro diventavano 8mila, un’altra volta i 13mila euro incassati come lavoratore dipendente diventavano magicamente solo 2mila (oltre alla pensione di invalidità). L’appartamento a canone sociale, insomma, arrivava grazie ai Cud truccati. Nel 2014, grazie all’accordo con l’Agenzia delle Entrate, l’Aler ha scovato 1.058 casi di «dichiarazioni anomale». Si studiano i moduli e si chiedono spiegazioni ai titolari dei contratti, quindi si mandano gli ispettori a casa. I casi più eclatanti finiscono nero su bianco nelle denunce inviate al tribunale di Milano; quando l’irregolarità è più lieve si cerca un piano di rientro dal debito. Nel 2014, sono stati scoperti 56 inquilini con redditi troppo alti per avere diritto a una casa popolare in città. Scoperta la truffa, l’Aler invia la segnalazione al Comune, responsabile delle assegnazioni e delle graduatorie. L’inquilino scoperto, tecnicamente, finisce nell’«area di decadenza», dove dovrebbe scattare la procedura di rilascio dei locali.
Il condizionale è d’obbligo, visto che l’iter per gli sgomberi può durare anni e anni. Tra le false attestazioni degli ultimi 12 mesi c’è anche una inquilina del quartiere Forlanini che è anche titolare di una proprietà immobiliare da 146mila euro. Qualche numero sull’oceano della «morosità colpevole»: dopo le ispezioni sulle dichiarazioni irregolari, 345 inquilini sono usciti dagli affitti sociali e inseriti nelle fasce più alte. Altri 144 sono sstati sfilati dalla fascia di canone mensile tra i 70 e i 138 euro: a loro verrò chiesto un assegno mensile più alto, parametrato alla «reale» condizione economica dell’inquilino.

BUCO NEI CONTI - Le retate sui furbetti delle assegnazioni hano causato, solo nel 2014, un minore introito per l’Aler di oltre 360mila euro. Soldi sottratti alle casse di un ente regionale già in sofferenza come denunciato da anni proprio dal governatore lombardo Roberto Maroni. Il giro di vite si documenti presentati dagli inquilini è arrivato due anni fa, quando è stato stretto un rapporto di collaborazione con l’Agenzia delle Entrate. Quando riscontra l’anomalia, il sistema «estrae» dal database la modulistica (aggiornata ogni due anni) e dà il via al procedimento di controllo. La caccia ai furbetti, oltre a recuperare denaro, serve anche a dare un segnale di legalità: il conto generale della morosità, infatti, tocca da anni la quota del 30% nei 40mila alloggi gestiti da Aler nella città di Milano.
Il Comune, che gestisce le assegnazioni, ha deciso nel 2013 di affidare il suo partimonio di case popolari a Mm, la società partecipata di Palazzo Marino. Ma la polemica su assegnazioni e gestione del patrimonio sembra destinata a continuare.

di MASSIMO COSTA

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Commenti all'articolo

  • Obiettore

    Obiettore

    06 Ottobre 2015 - 12:12

    Che palle gli occupanti le case popolari. Hanno posto auto/box garantiti, comprano macchine da ventimila euri e piangono miseria. Personalmente conosco due pensionati (uno ex pompiere,moglie ex infermiera, esuli, quindi andati in pensione in anticipo con scivolamenti vari e scatti anticipati in tutto il percorso lavorativo) che gli avanza soldi per regalare il suv al figlio anche lui casa popolare

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