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Caos arancione

Renzi incorona Sala sindaco. Sel e Pd mettono il veto

Renzi incorona Sala sindaco. Sel e Pd mettono il veto

«Peppe» Sala candidato sindaco di Milano? «A me piace moltissimo». Matteo Renzi, in tre parole, manda in tilt la sinistra: che il Commissario unico di Expo piacesse al premier è risaputo, ma la benedizione ufficiale è arrivata ieri. Se è vero che Sala «fino al 31 ottobre ha da sistemare Expo» e che il diretto interessato ha più volte detto di voler pensare solo all’Esposizione, è anche vero che il 31 ottobre si chiude baracca e il Commissario, libero dai lacci del galateo istituzionale e politico, potrà sciogliere la riserva.
Intanto, la sinistra milanese, già provata dalle polemiche interne e da un toto candidati che, durante l’estate, ha messo sul piatto ogni giorno un nome diverso (gli ultimi sono quelli del presidente di Sea Pietro Modiano e di Francesca Balzani, vicesindaco con delega al Bilancio e pupilla di Pisapia) è nel caos. Perché Sala è un nome che divide: poco gradito, secondo alcuni sondaggi, dagli elettori tradizionali, piace ai renziani, ma non al resto della sinistra che di Expo ha sempre detto peste e corna. Sel, Arancioni, Rifondazione e civatiani, è risaputo, non lo amano. E, soprattutto, mette a rischio quelle primarie che tutti chiedono a gran voce. A cominciare dai due (anzi tre, se si considera anche l’outsider Roberto Caputo) candidati ufficiali, Pierfrancesco Majorino ed Emanuele Fiano. Il primo a mettere i puntini sulle «i» è proprio l’assessore comunale alle Politiche sociali: «Mi auguro che Sala possa partecipare alle primarie». Che, visto che è altamente improbabile che il numero uno di Expo decida di sottoporsi ad una consultazione di partito, è come dire «stai pure dove sei». Più in linea Fiano che da buon renziano fa eco alle dichiarazioni del presidente del Consiglio, puntualizzando sul fatto che «le primarie ci saranno», che «bisogna mettersi in gioco» e che «sulla questione decide il Pd di Milano». Il segretario cittadino dei Dem Pietro Bussolati, che in questi mesi è passato dal voler le primarie a tutti i costi ad un più prudente «non sono un dogma ma uno strumento», temporeggia: «Abbiamo tutti grande stima di Sala, ma la sua priorità ora è Expo» e fino a che la manifestazione non sarà chiusa «noi andremo avanti sul percorso stabilito, con la definizione di regole e l’indicazione dei tempi».
Peccato che il «tutti» di Bussolati si riferisca soltanto al Pd (una parte) e non al resto della coalizione. Quella coalizione, il famigerato «modello arancione» che quattro anni fa ha fatto vincere Pisapia, che ora fa acqua da tutte le parti. Da Sel il messaggio è molto chiaro, lo spiega il capogruppo a Palazzo Marino Mirko Mazzali: «L’ipotesi che non si facciano le primarie non è da prendere nemmeno in considerazione, noi comunque votiamo Majorino». Idem i civatiani: «Non esistono nominati dall’alto, su questo non si discute» dice il consigliere comunale Carlo Monguzzi, aggiungendo un «comunque io Sala non lo voto». L’unico che potrebbe zittire tutti è Giuliano Pisapia che non è pregiudizialmente contrario, ma nemmeno entusiasta. Sempre che non decida di tornare in campo, sfruttando l’escamotage di un mandato breve, limitato al 2018, quando si voterebbe per il sindaco della città metropolitana.
Primarie sì, primarie no, lo scenario è comunque sempre quello di una sinistra spaccata che rischia di replicare l’esperienza ligure, dove i litigi interni hanno consegnato la regione a Giovanni Toti. E proprio per questo il centrodestra gongola: «Doversi confrontare con le contraddizioni del centrosinistra per noi è facile», ha detto il segretario provinciale della Lega Igor Iezzi. «In questi anni si sono tutti scagliati contro l’Expo e ora vogliono candidarne il Commissario. Sono poco credibili».
Per la coordinatrice regionale di Forza Italia Mariastella Gelmini la candidatura di Sala sarebbe un errore: «Expo è un successo italiano, al quale hanno contribuito l’ex sindaco Moratti e diversi governi. Connotare politicamente la manifestazione sarebbe sbagliato». «Non credo Sala acceterà», spiega il coordinatore provinciale azzurro Luca Squeri, «ma se così fosse, ora mi spiego perché durante la cerimonia di apertura non ha speso una parola di ringraziamento per Letizia Moratti».

di FEDERICA VENNI

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