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Allarme sicurezza in citàà

"I soldi o ti uccido". Preso il clandestino terrore dei tassisti

"I soldi o ti uccido". Preso il clandestino terrore dei tassisti

Fingeva di essere un cliente come tanti. Sorridente, amichevole, educato. Ma al momento giusto estraeva dalla tasca un coltellino e lo puntava alla gola dei tassisti chiedendo l’incasso. Così Hassan Harik, un marocchino clandestino di 31 anni, ha messo a segno sei colpi dal 24 agosto al 2 settembre, riuscendo a intascare un bottino di 1.200 euro. La sua zona di caccia era il parcheggio esterno della metro di Porto di Mare, dove era diventato l’incubo dei conducenti che svolgevano il turno di notte.
A tutti ripeteva la stessa cosa: «Tira fuori i soldi o ti uccido, silenzio o ti vengo a cercare». Gli è andata bene sei volte, anche se ogni tassista rapinato ha comunque sporto denuncia subito dopo la rapina. Così gli agenti del commissariato Mecenate hanno iniziato a elaborare un identikit sulla base delle testimonianze delle vittime e hanno intensificato i controlli (soprattutto in borghese) sulla linea della metro gialla. Per giorni Harik è rimasto un fantasma che quasi con puntualità giornaliera colpiva e spariva nel nulla. Fino al 2 settembre, quando è salito su un taxi su cui era stata installata una telecamera che puntava proprio verso il passeggero. Nelle immagini mostrate dalle polizia si può assistere al modus operandi del marocchino: prima la finta gentilezza, le chiacchiere da convenevoli e poi, conquistata la fiducia del tassista, le minacce di morte con il coltello: «Dammi tutti i soldi e se provi a denunciare vengo a trovarti e ti uccido». Anche in questo caso, dopo aver preso i soldi, si è fatto accompagnare in una strada isolata nei pressi di Giovanni Battista Cassinis, tra la fermata Rogoredo e Porto di Mare.
Sempre lì, come se sentisse di essere intoccabile in quella zona. Non a caso gli investigatori lo hanno individuato e arrestato all’esterno della metropolitana dopo un breve e inutile tentativo di fuga. Lo hanno preso il 3 settembre, poche ore dopo l’ultimo colpo. La svolta è arrivata grazie alle immagini registrate dall’impianto del tassista, da cui è stato estratto il fermo immagine del suo volto. Per lui l’accusa è di rapina aggravata e lesioni per aver leggermente ferito a un braccio con il coltello l’ultimo tassista aggredito.
«L’arresto è possibile grazie alle telecamere - sottolinea Riccardo De Corato - Mi batterò come ho già fatto in Comune quando ero vice sindaco e assessore alla Sicurezza, perché si continui anche per il 2015 e 2016 a dare contributi alle auto pubbliche milanesi per installare a bordo queste telecamere che sono utili sia in fase preventiva che in quella repressiva».

di SALVATORE GARZILLO

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