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Alla Darsena

Rivolta contro il murale per Dax: "Ricatto dei centri sociali"

Rivolta contro il murale per Dax: "Ricatto dei centri sociali"

«È un ricatto dei centri sociali, piuttosto che vederlo in Darsena lo cancelleremo coi rulli», Massimo Gitanner, consigliere di Zona 6 (Fdi), ha le idee chiare: quel murales di 40 metri per tre sulla Darsena e dedicato a Davide Cesare, in arte Dax, militante del centro sociale Orso ucciso a Milano nel marzo 2003, proprio non s’ha da fare. E dire che i lavori partiranno martedì prossimo, 15 settembre: la delibera sarà discussa, invece, questa sera. Intendiamoci, la scritta «Dax Odia» che tanto aveva fatto infuriare nei mesi precedenti non ci sarà. Ma poco importa: «È uno schifo: il progetto prevede il restauro del vecchio murales con la sola l’aggiunta di due partigiani», continua Gitanner, «ma non ci diamo per vinti: porteremo il caso anche alla Soprintendenza dei Beni culturali».
Così se la Darsena si prepara ad accogliere l’ennesimo graffito, applaudito da Palazzo Marino, proprio a ridosso dei navigli, il centrodestra milanese è sul piede di guerra. «È assolutamente vergognoso che l’amministrazione abbia deciso di imbrattare uno dei luoghi simbolo della città con un maxi-murales di quelle dimensioni: la Darsena è una vetrina per Milano, un luogo che appartiene a tutti. È assurdo che questa giunta di sinistra approvi un’opera con una connotazione politica così marcata e che rappresenta, soltanto, l’ennesimo provvedimento ideologico di chi continua a strizzare l’occhio ai centri sociali», si sfoga Giulio Gallera, coordinatore azzurro in città.
Anche perché per riqualificare il porticciolo milanese, le casse del Comune hanno sborsato qualcosa come circa 20 milioni di euro. «Con questa decisione la sinistra insulta tutti i milanesi e prende l’ennesima scelta aberrante», chiosa Nicolò Mardegan, fondatore di NoixMilano. Gli fa eco Alessandro De Chirico, consigliere di Zona 7 per Forza Italia: «L’amministrazione ritorni sui suoi passi e pensi a una soluzione che possa unire i milanesi, non dividerli», taglia corto. Lui nei mesi scorsi aveva portato avanti una petizione contro quel progetto: «Del provvedimento i cittadini non sanno nulla».
«Evidentemente lo slogan “Nessuno tocchi Milano” vale per tutti tranne che per i no-global», attacca Riccardo De Corato, consigliere comunale nelle file di Fratelli d’Italia. «Per loro il centro sinistra non solo mette giù i secchi e gli scopettoni, ma addirittura apre le porte consegnando la chiave dei nuovi muri della Darsena».

di CLAUDIA OSMETTI

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