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La metro da 2 miliardi di euro

Partono 60 cantieri per la M4, ma sarà pronta soltanto nel 2022

Partono 60 cantieri per la M4, ma sarà pronta soltanto nel 2022

Le ventuno stazioni della M4, che secondo il progetto dovevano essere pronte prima dell’inaugurazione di Expo, le vedremo solo nel 2022. Tra ritardi e polemiche infatti, la data prevista per la fine dei lavori è slittata di ben 7 anni. Ad oggi, di questa metropolitana blu, non c’è nulla di più se non lo scheletro di due gallerie che partono dalla stazione di Linate e sbucano al quartiere Forlanini. Per il resto solo 6 grossi cantieri tra centro e periferia, molte controversie e altrettante promesse. «Da qui a un anno i lavori saranno a pieno regime e rispetteremo i tempi», rassicura Fabio Terragni, presidente di M4 che, insieme all’assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran, si dice «contento» per i progressi fatti negli ultimi mesi.
La realtà dei fatti però racconta una corsa a ostacoli. In totale, saranno sessanta i cantieri tra «manufatti» e scavi che entro novembre invaderanno la città. La Tbm, la cosiddetta «talpa» che permette di realizzare l’apertura e il rivestimento delle gallerie, attualmente è ferma alla stazione di Argonne, e lo sarà fino alla primavera del 2016, quando riprenderanno gli scavi della restante tratta. Considerando che i lavori sono iniziati nel 2013, e che a oggi sono state state scavate soltanto 3 delle 21 stazioni previste, non c’è poi da essere così ottimisti. Per la gioia di tutti i metro-scettici che si opponevano alla costruzione della nuova linea blu infatti, i 15 km finanziati dal governo per collegare l’aereoporto di Linate con il centro città in occasione dell’Esposizione universale, sono slittati anno dopo anno. «Tutta colpa dell’inefficienza di Maran che si è dedicato per molti anni ad altro», commenta Fabrizio De Pasquale, consigliere comunale di Fi. «Quando mancavano pochi mesi alla cancellazione del finanziamento statale, l’assessore è andato di fretta e furia approvando un progetto folle che prevede 31 scavi a cielo aperto», spiega. Non solo ritardi nei lavori dunque a pesare sulla responsabilità comunale, ma soprattutto l’approvazione di progetti poco attenti ai possibili danni ambientali e ai conseguenti disagi per i cittadini e i commercianti. Da settimane il braccio di ferro tra comitati e amministrazione riguarda l’abbattimento massiccio di alberi al Parco Solari, il trasloco di monumenti di pregio come «L’Uomo della Luce» davanti a Palazzo Isimbardi e la viabilità compromessa a causa della cantierizzazione. Ma le zone più sottoposte a disagi saranno da novembre le fermate di San Babila, Sant’Ambrogio e Cerchia dei Navigli, centri nevralgici ai quali inizialmente era stato assicurato un doppio senso di marcia, ma che adesso, probabilmente, si ritroveranno ad averne solo uno riservato ai mezzi pubblici e ai taxi.
A sollevare le critiche di cittadini e commercianti è sopraggiunto poi l’annuncio della data di fine lavori: 2022. Per altri 7 anni quindi, i milanesi dovranno fare i conti con disagi al traffico e intere strade chiuse al transito. Ma Maran è fiducioso, e ribadisce che «Milano ha una storia nella gestione dei cantieri della metrò e saprà gestire al meglio i disagi. Del resto, secondo l’assessore, «il beneficio di collegare aree così importanti vale bene qualche sacrificio».
Peccato però che già fioccano le prime denunce da parte di commercianti che, a pochi mesi dalla loro apertura, si ritrovano già transenne e cantieri a ridosso delle saracinesche. Le associazioni ambientaliste rimproverano l’abbattimento di circa 400 alberi nelle zone di Lorenteggio e Tricolore. Ma mentre il centrodestra spera in un confronto con la giunta sulla sistemazione dei cantieri in superficie, il direttore dei lavori della M4, Marco Broglia, è convinto del fatto che la Società stia «agendo nel rispetto e nella cura della città e dei cittadini». «Poco rumore», asserisce l’ingegnere, «piante protette che non verranno toccate dai cantieri e strade pulite». Tutte cose che, a detta dei milanesi, non esistono. Mea culpa però sui «lavori difficili nelle stazioni centrali, dove lo sbancamento potrà creare qualche problema». Alla fine, sottolinea Broglia, «nella costruzione di un metrò questo è normale».

di ALESSANDRA PARLA

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