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I dati della Prefettura

I finti profughi di Brescia: mille arrivi, zero siriani

I finti profughi di Brescia: mille arrivi, zero siriani

Inutile cercarli tra i volti assiepati dietro le finestre di centri di accoglienza o vecchi alberghi trasformati in bivacchi: a Brescia, tra i presunti profughi che hanno ottenuto ospitalità, non ci sono nè siriani nè iracheni, evidentemente dirottati da Bresso verso il Nord Europa. I richiedenti asilo provengono soprattutto dalla fascia sub-sahariana dell’Africa.
Secondo i dati ufficiali della Prefettura tra i 1.144 richiedenti asilo presenti nel Bresciano all’8 settembre il primo posto, fra i Paesi, spetta alla Nigeria con ben 329 persone, seguita da Gambia con 140 e Senegal con 111. Seguono Mali (95), Ghana (78), Costa d’Avorio (35), Guinea (28), Guinea Bissau (14) e Burkina Faso (11). Con numeri molto piccoli (uno o due unità al massimo) ci sono Benin, Ciad, Eritrea, Mauritania, Niger, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sudan e Togo. Dall’Asia gli arrivi sono solamente da tre paesi: Bangladesh con 132 richiedenti asilo, Pakistan con 121 e Afghanistan con 32. Numeri che testimoniano i numeri bassissimi da Paesi dove c’è in atto una guerra conclamata: forse gli unici casi sono la Somalia, il Sudan e il Mali. A questi tre si aggiunge uno Stato alle prese col terrorismo come la Nigeria, dove gli Stati del Nord, sono ostaggio delle bande di Boko Haram che rapisce le donne e le rende schiave. Però al momento non è possibile sapere quanti dei 329 profughi nigeriani accolti nel Bresciano arrivino da quelle aree. Un altro caso a sé è il Gambia dove la dittatura opprime e viola i diritti e dove si rischia il carcere o la vita. Difficile trovare motivazioni per le richieste d’asilo di chi arriva dal Senegal, dal Pakistan, dal Bangladesh o dal Ghana. Pur essendoci turbolenze in questi paesi non sono in corso guerre. «Ogni persona ha la sua storia e noi le ascoltiamo tutte - ha spiegato Luigi Swich, presidente della commissione bresciana di valutazione delle domande di asilo - ogni caso va valutato a sé». I primi risultati della commissione bresciana, competente anche per Mantova, Cremona, Bergamo, indicavano poco più della metà delle domande respinte. «I dati diffusi dalla prefettura di Brescia sono sconvolgenti, ma non sorprendenti - ha sottolineato sbigottita l’assessore alla sicurezza regionale Simona Bordonali -. Seguendo i dati del Viminale, solo 7 richiedenti ogni 100 saranno riconosciuti come rifugiati». Non solo. «Per mantenere queste persone - ha fatto notare Bordonali - spendiamo 40 mila euro al giorno, ossia 1 milione e 200 mila euro al mese che corrispondono a più di 14 milioni e mezzo di euro all’anno». Ancora più diretta il dirigente nazionale di FdI e assessore regionale al territorio Viviana Beccalossi: «La situazione che stiamo vivendo è paradossale, con i Prefetti costretti a mediare per trovare ospitalità a quelli che non sono profughi ma clandestini». Ieri notte, intanto, nuovi arrivi di pullman in stazione Centrale a Milano.

di Giuseppe Spatola

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Commenti all'articolo

  • lureal1913

    12 Settembre 2015 - 12:12

    governo e prefetture in qualche modo favoriscono gli affari degli scafisti.Il tutto con presidenti del consiglio non eletti,con presidenti della repubblica scelti dai partiti,e non dal popolo,con il 52% di disoccupati,e con gente che si uccide perche' non puo' tirare a campare e nessuno la aiuta.

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