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Studente sfregiato

"Anche Pietro in tribunale contro la coppia dell'acido"

Coppia dell'acido, è nato il figlio Achille ma non lo potranno vedere

«Pietro? È stato un eroe, è stato lui a fermare la serialità delittuosa di Martina Levato e Alexander Boettcher. Non escludo che possa essere presente anche lui in aula. Valuteremo». Pietro Barbini, lo studente 22 enne, l' ultimo ad avere avuto la vita rovinata dalla coppia dell' acido, e la famiglia come sempre non rilasciano dichiarazioni. E come sempre l' avvocato Paolo Tosoni, il legale del ragazzo, fa da filtro e in qualche modo da portavoce. Dovranno decidere se seguire l' esempio di Stefano Savi, 25 anni, che ha annunciato che il 16 settembre sarà presente al nuovo processo contro i due amanti e mostrerà il suo viso deturpato: «Voglio che vedano ciò che mi hanno fatto».

Pietro Barbini è stato aggredito il 28 dicembre e la coppia è stata condannata con un processo per direttissima a 14 anni di carcere. Savi, studente di economia, anche lui un bel ragazzo, alto un metro e 90, è stato colpito nella notte tra il primo e il 2 novembre 2014 per errore, scambiato per un altro, Giuliano Carparelli, «colpevole» di aver avuto un flirt con Martina durante una delle separazioni da Boettcher. 
Ora comincia il giudizio per questo ed altri episodi, a carico dei due amanti e del complice Andrea Magnani.
In comune Pietro e Stefano hanno lo stesso percorso di sofferenze, operazioni e cure dolorosissime, un' esistenza devastata dalla follia degli atti di «purificazione» del duo Levato-Boettcher.
Ma Pietro ha sempre voluto tenersi lontano dai riflettori, nascondere le deturpazioni, nel tentativo di ritrovare una normalità. Si trova a Boston, dove cerca di riprendere gli studi.
«In questo processo sono stati citati come testimoni dall' accusa anche Pietro e il papà, perché viene contestata l' associazione per delinquere e quindi si devono ricostruire i vari fatti», spiega l' avvocato Paolo Tosoni: «Il tribunale stabilirà quando convocarli e ovviamente come testi sono tenuti ad essere presenti. Ma per motivi psicologici e di salute si può chiedere di essere esentati.
E io tenderei a lasciare Pietro a Boston». 

Andrea Savi, l' altra vittima, invece ha deciso di farsi vedere. Di metterci la faccia, come capo d' accusa. «Non sono io che mi devo vergognare. Forse scoprendomi la faccia provocherò un' emozione. Non pretendo una confessione ma la verità», ha detto, visto che Martina e Alexander hanno negato ogni responsabilità in questa vicenda.
«Ognuno reagisce come può e come ritiene. Ammiro il coraggio dimostrato da Andrea Savi. Si deve tenere conto però delle condizioni diverse che possono aiutare a capire i due comportamenti. Il processo per l' aggressione a Pietro è avvenuto per direttissima e nell' immediatezza dei fatti; Pietro oltretutto era alle prese con le cure e gli interventi. È passato quasi un anno e Andrea può aver avuto più tempo per un' elaborazione di quanto è successo, lo spero per lui. E ritengo probabile che sulla sua scelta abbiano pesato tutto il clamore intorno al bimbo nato dalla coppia e certe affermazioni che hanno definito Martina come "vittima". Ora inevitabilmente l' attenzione torna sui fatti e dunque sulle vittime».

Quale è certamente Pietro. Che cosa dice?
«Pietro è all' estero. E non escludo che ci sarà. Guardi, io e la famiglia gli abbiamo sempre detto: quando lo riterrai, quando ti sentirai pronto, siamo a tua disposizione in ogni momento se vorrai fare una dichiarazione. Io credo, ma è il mio pensiero, che Pietro può rivendicare una cosa soprattutto».

Quale?
«Il suo atto di estremo coraggio. Con l' acido in faccia, dopo che Martina glielo aveva gettato sul viso, ha affrontato un uomo, Boettcher, armato di martello che lo inseguiva e lo ha bloccato. È stato lui con la sua reazione a fermare quella catena di delitti e a fare in modo che i responsabili fossero assicurati alla giustizia».

Prima ha cercato di proteggere il padre che era con lui.
«Esatto. Gli ha urlato "scappa, questi due sono matti". Sì, è stato un eroe».

Nella osannata, a volte a sproposito, giustizia inglese, prima della pronuncia delle sentenze le vittime se in vita o i familiari in faccia al condannato o ai condannati raccontano il loro calvario. Pensa che per Pietro potrebbe essere una sorta di riparazione mostrarsi agli imputati?
«Non lo escludo. Valuteremo quando arriveranno le convocazioni per l' udienza».

di Pierangelo Maurizio

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