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Via Lomazzo

La Posta diventa il nuovo ufficio immigrazione

La Posta diventa il nuovo ufficio immigrazione

«Scusi, dov’è la questura più vicina?». O ancora: «Come si compila il modulo per il permesso di soggiorno?». Oppure: «Dove posso comprare una marca da bollo?», «Qual è il numero di telefono del commissariato?», «Quali documenti devo allegare a questa richiesta?». Lo stabile di via Lomazzo, angolo via Bertini, è un via vai continuo di cinesi, tunisini e stranieri in genere. Ma non è un ufficio immigrazione del Comune di Milano: è un punto servizi di Poste Italiane, il primo in Lombardia ad aver avviato il progetto multilingue con sette sportelli aperti al pubblico e in diverse lingue. Quando entri capisci subito che non è un ufficio postale come gli altri. Anzitutto per la presenza massiccia di uomini e donne con gli occhi a mandorla, ma in fondo siamo a due passi da Chinatown. Poi perché quando ti avvicini al totem per prendere il biglietto scopri che lo smistamento, lì, non avviene in base all’operazione che devi fare, bensì per lingua: cinese, francese, arabo, inglese, spagnolo. E italiano, ovvio.
«Oramai siamo un punto di riferimento per la comunità locale, parlano di noi anche nelle loro chat. Si scrivono “se hai bisogno vai alle Poste, sono molto gentili”. Noi cerchiamo di aiutarli in tutto», racconta Ilaria, una sportellista. Lei, neanche 30 anni, una laurea in lingua e cultura cinese all’università di Napoli, mesi di studio a Pechino, lavora in via Lomazzo da aprile. Parla mandarino alla perfezione e, come tutti lì dentro, è estremamente disponibile. «Non ci occupiamo solo di inviare raccomandate e di aprire conti correnti, dove possiamo cerchiamo di aiutare queste persone al meglio». Intendiamoci, cinesi e arabi non vanno da quelle parti solo per chiedere informazioni. Ma se ci si trovano, magari per pagare una bolletta o inviare qualche euro ai parenti nei paesi d’origine, ne approfittano. In fondo è comodo: quale altro ufficio di Milano parla così bene cinese? Yanyan, anche lei giovanissima, nata nella terra del Dragone, più timida rispetto a Ilaria, si trova bene con i suoi colleghi che rappresentano (praticamente) mezzo mondo. Karim invece ha qualche anno in più: lui viene dalla Tunisia, a Milano ci è arrivato per studiare ingegneria aerospaziale, poi ha trovato lavoro in Poste. «Arrivano tanti francesi, per la verità arabi ne passano meno: ma in zona ce ne sono pochi». Lissette è ecuadoriana e del gruppo è quella che parla spagnolo: «Qui tutti sanno fare tutto, ma per seguire meglio i clienti ognuno di noi è specializzato in qualche lingua». Così ogni mattina, dal lunedì al sabato, gli stranieri di Milano hanno il loro ufficio postale su misura. «Abbiamo anche tanti clienti italiani», racconta soddisfatta la direttrice, Mariagiovanna Lopez, «ma da quando a giugno abbiamo aderito al progetto multilingue c’è un’affluenza notevole di stranieri». Wi-fi gratuito, possibilità di prenotare il posto da casa tramite una nuova app di Poste Italiane: via Lomazzo è oramai un vero e proprio must del quartiere.
Le operazioni più richieste? Trasferimenti di fondi con piattaforme come Moneygram o Postepay Twin, spedizioni internazionali di corrispondenza e pacchi. All’inizio, almeno. Successivamente, quando stranieri e immigrati cominciano a prendere confidenza, in molti aprono un conto corrente. E chiedono a quel team di ragazzi di chiarire loro come funziona nei dettagli. Gli sportellisti multilingue di via Lomazzo sorridono e danno tutte le informazioni che possono. Tanto che quando esci può capitarti di imbatterti in Silvia: lei vive a Brescia, è stata assunta da neanche due settimane e per il momento fa la pendolare. Una cliente le ha appena chiesto come funziona il servizio Postamat e, per farle capire meglio, l'ha seguita fuori. L'ha accompagnata al terminale oltre le porte automatiche e le sta indicando le specifiche. In cinese, ovviamente.

di CLAUDIA OSMETTI

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