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I danni dell'alluvione a Isola

Rovinati dal Seveso: dal Comune risarcimenti beffa

Rovinati dal Seveso: dal Comune risarcimenti beffa

Quando, a inizio anno, la giunta Pisapia aveva avviato il censimento dei danni subiti da cittadini e commercianti per l’esondazione del Lambro e del Seveso del 12 e 15 novembre 2014, aveva accolto la notizia con grande speranza. Annunciando lo stanziamento di risorse per le famiglie e le imprese colpite dalla calamità, da Palazzo Marino si erano infatti impegnati a garantire «un aiuto concreto e tangibile» ai cittadini.
Peccato che a nove mesi di distanza da quell’annuncio, e a ormai quasi un anno di distanza dall’ennesima esondazione del Seveso che aveva allagato buona parte del quartiere Isola e della zona Niguarda, per lui e la sua impresa la promessa di un risarcimento dei danni subiti si sia trasformato in beffa. Dei 60 mila euro di danni patiti a causa della fuoriuscita del Seveso, documentati nel dettaglio con tanto di materiale fotografico e copia di preventivi e fatture per gli interventi di ripristino dei locali e l’acquisto di quanto andato distrutto, il Comune ne ha infatti rimborsati solo un migliaio. Per la parte rimanente, dovrà cavarsela da solo.
Protagonista della vicenda il titolare di un ristorante in zona Isola che, dopo il brutto colpo subito dal Comune di Milano, preferisce mantenere l’anonimato per il timore di vedere danneggiata l’immagine del locale.
«Quando il Seveso è uscito ha completamente allagato la cantina del ristorante, che è uno spazio di quasi 100 metri quadrati in cui c’erano il magazzino, il laboratorio, i vini, le macchine per il condizionamento e le derrate alimentari», racconta.
Oltre al danneggiamento dei locali, che sono stati svuotati dall’acqua e dal fango che li aveva completamente occupati solo grazie all’intervento della protezione civile, nella conta dei danni subiti sono quindi state considerate anche tutte queste voci. «A gennaio, come da richiesta del Comune, abbiamo documentato tutto quanto accaduto e i danni patiti compilando l’apposito modulo, peraltro fatto bene, e poi lo abbiamo consegnato agli uffici rimanendo in fiduciosa attesa di novità».
Pur senza aspettarsi di veder risarcita l’intera entità del danno, tanto più che il Comune aveva fin da subito detto chiaramente che «i contributi di solidarietà» sarebbero stati «riconosciuti ai soggetti coinvolti fino all’importo massimo del 50% del danno economico segnalato e documentato», la speranza era quella di un risarcimento che consentisse quantomeno di ripartire con un po’ di tranquillità.
Invece, dopo un ennesimo incontro negli uffici del Comune e dopo aver prodotto tutta la documentazione richiesta, comprensiva delle quietanze che attestassero l’effettivo pagamento delle fatture, della copia di eventuali polizze assicurative stipulate a copertura dei beni danneggiati con indicazione di eventuale franchigia e dichiarazione della compagnia assicurativa che attestasse che non era previsto alcun indennizzo per i danni subiti, della fotocopia della visura camerale datata non oltre i 6 mesi, è arrivata la doccia fredda.
«Quando ho visto il bonifico di 1.125 euro da parte del Comune come contributo di solidarietà ho pensato di aver letto male la cifra: ero convinto che mancasse uno zero», racconta il titolare del ristorante.
«Invece, dopo aver chiesto chiarimenti agli uffici comunali, mi hanno spiegato che l’unico danno che mi è stato riconosciuto è l’imbiancatura del locale, risarcita al 50%: una vera e propria presa in giro».
Eppure, lo scorso luglio la giunta Pisapia aveva annunciato trionfalmente di avere stanziato un milione e 400 mila euro come contributo di solidarietà per l’esondazione dei fiumi Seveso e Lambro del 12 e 15 novembre 2014, aggiungendo anche di essere pronta a «procedere all’integrazione di tale somma qualora non fosse sufficiente a coprire» le 607 richieste di contributo presentate, di cui 481 da privati e 126 da titolari di attività produttive.
«Vorrei proprio sapere che fine faranno quei soldi e che fine fanno tutti i soldi che cittadini e imprese pagano di tasse e per servizi comunali sempre più cari», protesta Marco Bestetti, consigliere di Forza Italia in consiglio di Zona 7. «Dopo l’esondazione sono stato personalmente a verificare l’entità dei danni subiti da questo ristorante e mi sono trovato di fronte un disastro assoluto. Adesso che i riflettori delle telecamere si sono spenti e le dichiarazioni propagandistiche si cono concluse, però, ai commercianti e ai cittadini che hanno subito ingenti danni resta in mano solo un pugno di mosche. Ancora una volta il Comune di Milano si dimostra assolutamente latitante su questo fronte e a rimetterci sono i milanesi, che si ritrovano cornuti e mazziati da questa nostra amministrazione secondo cui chi ha il coraggio di fare imprenditoria a Milano, creando posti di lavoro in una fase così difficile, non è un eroe da aiutare in tutti i modi, ma un suddito da vessare».

di DINO BONDAVALLI

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