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Via libera alla Triennale per occupare i padiglioni al termine dell'Expo

Via libera alla Triennale per occupare i padiglioni al termine dell'Expo

Sarà la Triennale a garantire la continuità delle attività nell’area di Expo una volta conclusa l’Esposizione universale. In attesa che venga deciso il futuro dell’area, la soluzione ponte per il 2016 sembra infatti essere stata trovata grazie alla proposta della fondazione di organizzare su una parte delle aree la ventunesima Esposizione di architettura e design in programma dal 2 aprile al 16 settembre 2016.
Ad annunciarlo, ieri, il presidente della Triennale, Claudio De Albertis, intervenuto alla seconda edizione del Real Estate Summit dello Studio legale Dla Piper. «Un’area come quella di Expo, nella quale a novembre inizia la demolizione dei padiglioni che dovrebbe concludersi a giugno, non può essere lasciata al suo destino in attesa che il processo urbanistico-edilizio per il dopo Expo si compia», ha spiegato De Albertis.
In attesa che il futuro venga definito e che i lavori partano, cosa che richiederà comunque almeno un anno e mezzo, è fondamentale «trovare anche un indirizzo temporaneo», ha proseguito De Albertis. «Ci siamo incontrati con Comune, Regione e Ministero per discutere la nostra proposta di fare lì una parte dell’Expo dell’architettura e del design, e abbiamo trovato una soluzione per cui penso che la cosa si potrà fare».
Le aree interessate saranno quella del Padiglione Zero e limitrofe, «dove potremo essere presenti con una parte dell’Expo che si aggiungerà a quella già prevista in città», ha aggiunto il presidente della Triennale. «In questo modo almeno per parte del 2016 sarà garantita la rivitalizzazione dell’area».
Ieri intanto anche a Palazzo Marino si è parlato del futuro di Expo. A confermarlo l’assessore all’Urbanistica Alessandro Balducci, che durante una commissione convocata per rendere note le sorti del sito espositivo ha spiegato come oggi la priorità sia quella di guardare oltre l’1 novembre. Nessuna menzione particolare ai progetti decantati dalla Regione Lombardia e che riguarderebbero un «fast Expo» provvisorio nel periodo intermedio tra l’Esposizione Universale e l’effettiva destinazione finale dell’area.
Oggi, quel che conta, è decidere chi verrà ricollocato a Rho. Secondo l’assessore Balducci, si sarebbe vicini alla resa dei conti con l’Università degli Studi di Milano pronta a chiudere un accordo con la Cassa depositi e prestiti. L’idea della nascita di un moderno polo universitario e di un hub per imprese innovative laddove dal prossimo novembre non rimarranno altro che le ceneri di Expo piace, e mette d’accordo per una volta maggioranza e opposizione di piazza Scala.
Eppure, sembra ancora mancare un tassello. «Le sorti delle aree di Expo sono strategiche solo se prevarrà l’interesse pubblico in una visione generale della città» ha sottolineato Roberto Biscardini, presidente della commissione Urbanistica. E mentre per Fabrizio De Pasquale di FI, «l’accordo tra cassa depositi e prestiti e Statale è ancora lontano», già si pensa a come riutilizzare quei padiglioni che potrebbero scegliere di rimanere a Milano. Se per Coca-Cola le sorti sono già decise fin dalla sua creazione e il grande spazio espositivo è già pronto per essere riconvertito in un campo da basket coperto, per paesi come Spagna, Kazakhstan e Israele la proposta che mette d’accordo tutti è una: portare i padiglioni nelle periferie e renderli centri polifunzionali per bambini e anziani.

di MARIANNA BAROLI e DINO BONDIVALLI

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