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Il servizio lumaca dell'anagrafe: un'odissea il certificato online

Il servizio lumaca dell'anagrafe: un'odissea il certificato online

Servono almeno tre giorni per avere un certificato di nascita a Milano. Chissà, se i tempi si riducessero a due giorni, a Palazzo Marino sarebbero disposti a premiare i loro dirigenti con ben più dei 2,3 milioni di euro assegnati in questi giorni.
Finora, comunque, quel livello di efficienza è ben lungi dall’essere raggiunto. È un’esperienza personale, anzi un’odissea, quella iniziata la mattina di lunedì scorso 14 settembre all’ufficio anagrafe di via Larga per ottenere un semplice documento. Si è conclusa felicemente mercoledì sera 16 settembre alle 19.12, con l’invio di un’e-mail con il sospirato allegato richiesto. Quindi, si potrebbe concludere, tutto sommato i servizi al cittadino funzionano. Peccato che nel frattempo la macchina comunale si sia inceppata diverse volte. La prima all’inizio della settimana, quando davanti agli sportelli dell’anagrafe compare un cartello in cui, senza nemmeno scusarsi del disagio provocato agli utenti, si comunica che il sistema informatico è andato in tilt. Nessun disguido, invece, per chi voglia pagare le tasse. Ci mancherebbe. Quello è il primo dovere del suddito contribuente. Per esigenze diverse dallo scucire soldi, invece, non si assicura di riuscire a ripristinare la normalità entro la mattinata. Che faccio, torno a casa?, chiedo agli uscieri seduti dietro il banco delle informazioni all’ingresso. Non possono fare previsioni, ma consigliano di andare a chiedere al n. 21 e 22 se è possibile farsi inserire in una lista di prenotazione. Come dal dentista. Ma anche no.
Ormai ho deciso di ripassare l’indomani, se ne avrò il tempo. Mentre mi avvio mesto e rassegnato verso l’uscita, mi cade l’occhio su un dépliant che fa al caso mio. C’è scritto: «Salta la coda. Utilizza i servizi online». C’è anche un omino stilizzato che corre. Sembra il simbolo delle Olimpiadi. Dietro ci sono anche tre mappamondi. Forse ho risolto il problema per sempre. Mai più in fila, dico fra me e me. Lo prendo, leggo bene e capisco che non è affatto così perché «è necessario autenticarsi come utente certificato sul sito del Comune di Milano». Cioè? C’è una procedura, per la quale occorre «il PIN da richiedere personalmente presso qualsiasi sportello anagrafico oppure inviando il modello “richiesta Pin” (disponibile sul sito www.comune.milano.it) al fax 02 88442129 con allegata la copia del documento d’identità». Il fax è una tecnologia degli anni ’80. E poi sono già lì. Magari il Pin me lo danno e non ci penso più.
Non ho calcolato i tempi di attesa per arrivare alla meta. Prendo un altro numeretto. Davanti a me ci sono ottanta persone. Caffè. Sigaretta. Nel frattempo scrivo le domande per un’intervista e guardo la posta con lo smartphone. Dopo un’ora arriva il mio turno. La funzionaria mi chiede anche il numero di codice fiscale. Poi stampa un foglietto e me lo consegna: «Assegnazione codice di riconoscimento». C’è un altro numero di sei cifre.
Non vedo l’ora di raggiungere un computer, mi affretto. Mi sento come un migrante con la richiesta del permesso di soggiorno. Vado sul sito del Comune. Macché. Non basta. Vogliono una username e una password. Provo e riprovo. Niente. Chiamo il numero verde per l’assistenza. Mettono le mani avanti: in seguito all’incendio in piazzale Accursio (di due settimane prima) potranno verificarsi disguidi. Dopo un po’ mi risponde una voce femminile con accento siciliano. Espongo le mie difficoltà. Non sono un nativo digitale, però me la so cavare discretamente con internet. La signorina mi consola: non sono il primo clandestino spiaggiato. Altri prima di me hanno sbattuto sullo stesso scoglio. Mi prospetta una soluzione: mandare un’e-mail allo 020202 chiocciola comune.milano.it e chiedere il certificato. Ma, specificando, con urgenza, perché altrimenti la tempistica è di una settimana. Va bene. Ringrazio e attacco.
Però non rinuncio ai miei diritti informatici. È una questione di principio, ormai. Torno sul sito, determinato ad accedere. Mi rimbalzano due-tre volte finché non scorgo un salvagente: supporto alla registrazione. Bisogna spedire un’e-mail e indicare qual è il problema. Ormai si è fatta sera. Scrivo. Aspetto e spero.
Il giorno successivo, alle 11.40 di martedì, ricevo posta da ilcomunerisponde. Mi segnalano due indirizzi web dove posso recuperare l’ID utente o una nuova password. Sperano di essere stati sufficientemente chiari, altrimenti sono a disposizione per ulteriori delucidazioni. Riprovo. Respinto. Torno a scrivere al Comune - che mi ha attribuito anche il codice ContattaMI CAS-17610-N0H6J8 - che non funziona nulla. A quel punto, mi abbandonano. Non esisto più, ma non desisto nemmeno.
Come Pinocchio, mi aggrappo al ricordo della conversazione con la fatina del call-center. Seguo il suo consiglio. Chiedo il certificato via e-mail. Il giorno successivo, a ventisette ore dalla richiesta, ho tutto in formato elettronico. Anche la prova che le promesse della rivoluzione arancione di modernizzare l’amministrazione sono affondate nella melma della burocrazia.

di ANDREA MORIGI

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Commenti all'articolo

  • g.trimboli

    20 Settembre 2015 - 10:10

    Questo dimostra non solo il fallimento della macchina (organizzazione e servizi) pubblica ; l'appiattimento dei dipendenti crea solo disservizio e malessere. Chi non rende va' licenziato unitamente alla sua sigla sindacale !

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