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Troppi profughi: svendesi case in Porta Venezia

Troppi profughi: svendesi case in Porta Venezia

Se si dovesse giudicare da una lettura superficiale delle quotazioni immobiliari, sembrerebbe un quartiere come tanti altri, ma se si scava più a fondo si scopre che il mercato immobiliare di Porta Venezia è fortemente penalizzato dalla presenza degli extracomunitari che bivaccano indisturbati nel quartiere.
Stando ai dati ufficiali registrati da Tema, società partecipata dalla Camera di commercio di Milano, in collaborazione con Fimaa Milano, la federazione degli agenti immobiliari, nel corso degli ultimi due anni il valore delle abitazioni nella zona di corso Venezia è diminuito del doppio rispetto alla media cittadina (-4% contro -2,2%). E poco conforta il fatto che nell’ultimo biennio i valori immobiliari nel quartiere abbiano tenuto meglio rispetto ad altre zone di pregio quali Missori (-4,4%) o Sant’Ambrogio (-4,2%), fermandosi a una media di 4.850 euro al metro quadrato e mantenendo picchi di oltre 6.000 euro.
Eppure, basta andare un po’ più a fondo per scoprire che la presenza dei profughi e l’aumento del degrado hanno avuto un effetto negativo non solo sull’umore dei residenti, «che con i commercianti si stanno organizzando in un nuovo comitato di più associazioni senza colore politico per riqualificare la zona», annuncia il presidente di Asscomm Porta Venezia, Luca Longo, ma anche sul prezzo e sui tempi di vendita degli immobili. «Anche se la zona ha storicamente una presenza maggiore di immigrati rispetto ad altre, è chiaro che proporre un immobile in vendita è diventato più complicato che in passato, soprattutto negli ultimi sei mesi», spiega l’affiliato Tecnocasa che copre la zona.
Andare a vedere un appartamento e scoprire che a pochi passi da casa, se non direttamente sotto, bivaccano centinaia di profughi che non sanno come trascorrere le proprie giornate non è esattamente un incentivo all’acquisto. La conseguenza è che, pur con notevoli differenze da una strada all’altra e anche tra tratto di una via e quello successivo, «perché nel giro di 50 metri passi dall’inferno al paradiso», ammette il mediatore immobiliare, chi vende deve inevitabilmente scendere a compromessi.
La situazione peggiore è quella di largo Bellintani e del tratto di via Palazzi che sta dietro alla chiesa di San Carlo al Lazzaretto, nei mesi scorsi trasformata in vero e proprio bivacco. Qui le vendite «sono diventate molto problematiche», al punto da essersi quasi azzerate nel corso del 2015.
Ma anche nelle vie limitrofe le conseguenze sono evidenti. «Intanto noi quando facciamo le perizie stiamo sicuramente più attenti rispetto al passato», spiega l’affiliato Tecnocasa. «Poi, visto che i tempi di vendita arrivano anche a sette mesi (contro una media di poco più di cinque mesi registrata nel resto della città), chi ha fretta di vendere deve pagare uno scotto del 10-12% sulla richiesta iniziale, soprattutto sui tagli grandi dal trilocale in su».
È il caso, ad esempio, di un attico da 150 metri quadrati in vendita all’angolo tra via Castaldi e via Lazzaretto. Oggi se i proprietari volessero venderlo in tempi rapidi potrebbero sperare di realizzare intorno agli 820 mila euro: 180 mila in meno della quotazione (un milione di euro) che aveva nel 2013.
Un po’ meglio andrebbe ai proprietari del quadrilocale da 105 metri quadrati in vendita nella parte iniziale di via Castaldi, quella che dà su corso Buenos Aires. Per loro, infatti, si passerebbe dai 550 mila euro di quotazione del 2013 a una cifra di 475 mila euro.
E un danno sostenibile è anche quello per il proprietario del bilocale (75 metri quadrati) in via Tenca, il cui prezzo è passato da 140 a 120 mila euro. Una perdita secca di 100 mila euro è invece il conto per i proprietari di un quadrilocale da 165 metri quadrati in vendita su viale Vittorio Veneto: da una quotazione di 800 mila euro a un prezzo di 700 mila.
«Quello del deprezzamento degli immobili per l’alto numero di immigrati è un problema per il quale ci sono più volte pervenute segnalazioni, soprattutto nel cuore del quartiere», conferma Longo. «Il sospetto è che possa esserci qualcuno che sta favorendo la presenza dei profughi per specularci».

di DINO BONDAVALLI

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Commenti all'articolo

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    21 Settembre 2015 - 17:05

    speculazioni, ruberie, mafia, corruzione e, + ne ha + ne metta! è uno skifo! milanesi, briacatevi di un altro Pisapìa la prossima volta che andate a scegliere il vostro sindaco...

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