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Assegnate le aree

Agli islamici non bastano le moschee regalate da Pisapia

Agli islamici non bastano le moschee regalate da Pisapia

Il Comune assegna definitivamente le aree dei luoghi di culto e subito, fra gli islamici, si scatena la bagarre con gli esclusi che si lamentano e minacciano ricorsi. È quanto accaduto ieri quando l’amministrazione arancione ha deciso una volta per tutte, a un mese e mezzo dall’apertura delle buste, a chi assegnare i vari lotti messi a bando. L’ex Palasharp di via Sant’Elia, zona Lampugnano, andrà all’Associazione Islamica di Milano, vicina al Caim (Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano); il lotto via Esterle, zona Parco Trotter-via Padova sarà invece assegnato alla Casa della Cultura Islamica mentre quello di via Marignano, zona San Donato, andrà alla Shalom Gospel Church. Chiesa cristiana che, in graduatoria, ha ottenuto un punteggio più basso del Centro Islamico di Milano e Lombardia (34,29 contro 63,5), che è però stato escluso dal momento che il bando prevede che ogni confessione possa ottenere al massimo due luoghi di culto su tre. Una scelta che ha mandato su tutte le furie il responsabile del Centro Islamico Ali Abu Shwaima (imam di Segrate): «Dobbiamo ancora esaminare meglio la situazione ma per ora posso dire che è molto strano che il Comune non ci abbia assegnato nessuna area. Chiederemo al Comune come mai non abbiamo preso i punti che meritavamo visto che il nostro era il progetto migliore». Una dichiarazione che apre, di fatto, alla possibilità di un ricorso che potrebbe ulteriormente rimandare l’assegnazione delle aree.
Se Shwaima ha qualche dubbio sul ricorso, all’Istituto Culturale Islamico di viale Jenner (la comunità islamica più grande di Milano capitanata da Habdel Hamid Shaari) paiono non averne. Quando li abbiamo contattati ci hanno detto che Shaari sarà irreperibile per una settimana. I semplici fedeli, però, si scagliano contro la decisione del Comune: «Il bando era nato proprio per risolvere i problemi di viale Jenner. Negli ultimi otto anni abbiamo pregato al Palasharp pagando un totale di 400mila euro di affitto» dicono in coro «non si capisce perché ora affidano la struttura a un’associazione che ha già una struttura di proprietà a Cascina Gobba. Faremo sicuramente ricorso e se non ci saranno date risposte torneremo a pregare in viale Jenner».
E dire che con la sua scelta il Comune è riuscito a scontentare perfino l’associazione che si è aggiudicata lo spazio più succulento: il Caim che nutre dubbi sulla mancata assegnazione del terzo lotto alla Bangladesh Cultural&Welfare Association, anch’essa parte del coordinamento islamico. «Dovremo valutare bene i motivi dell’esclusione dal lotto di via Esterle, per capire se ricorrere o meno», ha detto il presidente del Caim Davide Piccardo.
A conti fatti gli unici soddisfatti sono gli islamici della Casa di via Padova che, a detta del presidente Asfa Mahmoud, avranno a disposizione un luogo in grado di risolvere «un disagio lungo vent’anni». Per il resto il Comune si trova di fronte ad almeno due incognite: il voto in consiglio comunale, su cui l’opposizione ha promesso battaglia, e i ricorsi che potrebbero a breve sommergere le scrivanie di Palazzo Marino. Uno è quasi certo, ma potrebbero diventare tre.
Da parte sua Pierfrancesco Majorino fa finta di niente: «Il lavoro della commissione mi pare positivo. Andiamo avanti come avevamo detto per rendere sempre più garantito il diritto di culto», ha dichiarato l’assessore alle Politiche sociali. «Proseguiremo», ha aggiunto, «con la linea dura nei confronti degli scantinati. Li non si deve poter pregare».

di MATTEO BORGHI

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