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Quattro mesi per scannarsi

Faida nel Pd per il candidato: primarie rinviate al 7 febbraio

Faida nel Pd per il candidato: primarie rinviate al 7 febbraio

Il percorso verso le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco inizia con una bella litigata, una tregua temporanea e la prospettiva di tempi lunghissimi: si terranno il 7 di febbraio. Da qui a quattro mesi e rotti, perciò, c’è tempo per tutto: per le discussioni interne, per le candidature di bandiera dei partiti a sinistra del Pd, per un nome calato dall’alto che stoppi la competizione, per un candidato “civico” battezzato da Giuliano Pisapia. Pochi punti fermi e tante incognite: questa la sintesi delle due riunioni che si sono tenute ieri, la prima tra i partiti dell’auspicata coalizione (Pd, Sel, Comunisti Italiani, Idv e Verdi), la seconda del comitato degli 11 saggi che definiranno le regole e il manifesto. Fissata la data, sulla quale si è trovato un compromesso dopo una lite con Sel che avrebbe voluto anticipare, per le regole bisognerà aspettare il 7 di ottobre: per ora si parla di un turno unico e del divieto di partecipare per chi sia stato iscritto a partiti o movimenti di centrodestra negli ultimi sette anni. Ancora da decidere, invece, il termine per la raccolta delle firme e l’eventualità di estenderla alla Città Metropolitana, nonché il numero necessario per entrare in gara. Si tratterà, poi, probabilmente, di «primarie aperte e il più possibile partecipate», ha spiegato il segretario dem Pietro Bussolati. Dopo aver rimandato ulteriori decisioni ad un secondo round lunedì prossimo, a fine giornata l’appello all’unità del centrosinistra è stato tanto unanime quanto labile. Sulla data, su cui si è trovato un accordo in extremis, si è rischiata la spaccatura. Ad un’anticipazione di Bussolati al Corsera, ieri la coordinatrice di Sel Anita Pirovano ha risposto così: «Il Pd è abituato male, cioè che ci si siede al tavolo e si ratificano le decisioni prese dalla segreteria e poi le si rispetta in maniera militare. Non è nel nostro stile». E mentre Bussolati dichiara che «le primarie devono servire per allargare il consenso e non per dividerci», il resto della coalizione mette i puntini sulle “i”: i socialisti quasi si sfilano, la sinistra del Pd avverte che «se c’è qualcuno che sta pensando ancora all’uomo della provvidenza il tempo è scaduto». Insomma, il clima non è proprio disteso e da qui a febbraio può succedere di tutto. Che Sel e la sinistra Pd decidano di non appoggiare più Pierfrancesco Majorino. Che Pisapia, che ieri si è detto soddisfatto della data scelta, non tiri fuori un candidato “civico” o vicino a quel mondo. Che Giuseppe Sala, libero dai lacci dell’Expo, non decida di accogliere l’invito di Matteo Renzi o che lo stesso premier non tiri fuori un nome dal cilindro. Che Pippo Civati, insieme a pezzi di Rifondazione e di Arancioni delusi, non decida di far fronte comune fuori dalle primarie.
E mentre i due candidati ufficiali dem Majorino e Fiano gongolano sui social, è difficile capire ora come andrà a finire. Una certezza però c’è: il tempo per scannarsi.

di FEDERICA VENNI

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