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Graziato da Palazzo Marino il furbetto abbonato ai ritardi

Graziato da Palazzo Marino il furbetto abbonato ai ritardi

La collezione di ritardi ingiustificati è lunghissima. Ventitrè nel 2014, altri 29 da gennaio ad agosto di quest’anno. L’impiegato comunale se la prendeva comoda. Una mattina - il 20 agosto scorso - il dipendente si è presentato addirittura in ritardo di un’ora e un quarto sull’orario di ingresso previsto, facendo saltare l’appuntamento con un cittadino che doveva presentare la pratica di «inizio attività edilizia». Doveva entrare alle 9,30, è comparso alle 10,44 (l’appuntamento era alle 10).
Eppure il dipendente di Palazzo Marino in forza agli uffici del settore Zona 2 se l’è cavata con una punizione-burla: il taglio di 1 (una!) ora di retribuzione. Tradotto in soldoni, una multa di circa 26 euro lordi. Pochi spiccioli. Benvenuti nel mondo della pubblica amministrazione, dove si può venire praticamente graziati anche per una raffica di ritardi. L’impiegato in questione - si legge nella determina dirigenziale del 18 settembre che approva la “sanzione” - aveva già subìto nel 2014 un richiamo verbale e un richiamo scritto. Dopo il maxiritardo del 20 agosto che costringe un cittadino a tornare nel pomeriggio per chiudere la pratica, Palazzo Marino gli invia una lettera di contestazione. Si apre il procedimento disciplinare e venti giorni dopo, il 10 settembre, il dipendente viene ascoltato insieme a un rappresentante sindacale per fornire la sua versione dei fatti. Tre le scuse: i ritardi non sono frequenti; nel settore del Comune dove era impiegato precedentemente era accettata una maggiore flessibilità d’orario; il 20 agosto non è suonata la sveglia e l’utente non ha lamentato nessun disservizio. Una difesa, però, che il Comune ha respinto in toto. «Le motivazioni non possono essere accolte in quanto la frequenza dei ritardi è indice di non occasionalità di un comportamento negligente» scrive l’amministrazione, «e che lo stesso comportamento non trova alcun sostegno in ragioni che possano essere considerate valide e motivate».
Il ripetersi di tale comportamento, insiste Palazzo Marino in un crescendo di rimbrotti «determina disservizi per l’utenza, disagi per i colleghi e ripercussioni negative sul buon funzionamento dell’ufficio». Uno, davanti a un quadro tale, si aspetterebbe una punizione esemplare. Invece, poche righe sotto, il verdetto: si applica la «sanzione disciplinare della multa pari a un’ora di retribuzione, ai sensi dell’articolo 3 comma 4 del contratto nazionale del personale non dirigente del comparto Regioni e Autonomie locali». Se verrà beccato di nuovo, potrebbe scattare il licenziamento. Per i ritardi degli ultimi due anni, bastano 26 euro lordi.

di MASSIMO COSTA

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