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Il destino delle aree di Rho-Pero

Pisapia è in fuga anche dal dopo-Expo

Pisapia è in fuga anche dal dopo-Expo

Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia prova a «scantonare» dal dopo Expo così come avevava fatto per il pre e per l’evento stesso che ha visto una partecipazione col contagocce del primo cittadino milanese. Lo ha fatto con una lunga lettera al Corriere della Sera con la quale chiede la nomina di un «dominus» con poteri speciali per gestire decisioni e appalti che animeranno al vita di Arexpo dal prossimo primo novembre. Una mossa che alcuni hanno interpretato come l’ennesimo tentativo di sfilarsi dalla partita; e da altri come una polpetta avvelenata da servire a Renzi che vorrebbe come candidato sindaco Giuseppe Sala (che alla fine non accetterà), il quale però ambirebbe nell’immediato a gestire proprio il dopo Expo, da usare come definitivo trampolino di lancio verso lidi più importanti e remunerativi non solo sotto il profilo economico.
Una scelta, quella richiesta da Pisapia, che non piace per nulla al centrodestra milanese. «Lo chiama “dominus”, ma in realtà vuole un commissario bello e buono che lo sollevi dalle responsabilità - dice il capogruppo di Fi a Palazzo Marino Pietro Tatarella -. I prossimi saranno mesi determinanti per Milano e per l’area metropolitana e Pisapia ancora una volta ha messo in pratica la massima che chi non prende responsabilità non sbaglia e non si espone».
Ancora più duro il collega leghista Alessandro Morelli: «Sarà l’ennesima occasione persa. L’Expo è di Milano e così dovrà essere anche il post. Siamo stufi di vedere la sinistra milanese sparare contro le occasioni della città, salvo poi, se si trasformano in successo, chiamare Renzi a tagliare i nastri. Se non hanno idee nemmeno per questa occasione, si tolgano anche da questa partita». Anche sul dopo Expo Morelli ha idee chiare e lancia un referendum tra i milanesi. «Nelle prossime settimane metteremo a disposizione dei cittadini, indipendentemente dal loro colore politico, i nostri gazebo nelle principali piazze della città. Chiederemo ai cittadini cosa vogliono fare per il dopo Expo. Suggeriremo alcune soluzioni che già si stanno concretizzando e, perché no, lasceremo anche uno spazio per raccogliere nuove idee». Spiega ancora il leghista: «la soluzione che i milanesi riterranno più idonea verrà inserita nel programma che presenteremo ai cittadini per le elezioni del prossimo anno».
Più cauta Regione Lombardia: «Abbiamo le idee chiare - ha detto ieri il governatore Roberto Maroni -. Vogliamo fare lì il più grande e attrezzato campus universitario d’Italia, con residenze per studenti, impianti sportivi e insediamenti sulla ricerca scientifica». Sulla questione è intervenuto anche Fabrizio Sala, assessore con delega all’Esposizione: «Sento dire che il dopo Expo è in alto mare, ma non è vero. Col Comune abbiamo trovato un accordo e i progetti ci sono. Entro la metà di ottobre Arexpo presenterà il masterplan per il dopo-Expo e subito dopo la fine dell’evento Expo Spa procederà allo smantellamento dell’area. Per gestire il dopo evento - spiega ancora Sala - bisogna dotare Arexpo di una governance». Il punto critico, secondo l’assessore è un altro: «Da mesi stiamo aspettando una risposta del governo sulla sua entrata in Arexpo. Fin qui abbiamo ricevuto tante promesse, ma nessun atto concreto». Infine, ricorda Sala «la Regione è pronta da tempo a gestire il “fast-post-Expo”, ovvero quel periodo di tempo che intercorre tra la fine dell’Esposizione e l’inizio dei lavori per trasformare l’area. Stiamo ragionando sui programmi che partiranno a maggio 2016, perché non vogliamo che quell’area resti abbandonata o, peggio ancora, diventi luogo per accampamenti abusivi o per l’accoglienza di extracomunitari». Tra i progetti probabili c’è anche l’Expo del design curato dalla Triennale.

di FABIO RUBINI

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