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I corsi partono in questi giorni

Così il Caim addestra gli imam di Milano

Così il Caim addestra gli imam di Milano

Ha innescato molte polemiche la scelta del Comune di affidare agli islamici due delle tre aree messe a disposizione dal bando per i luoghi di culto: il lotto di via Esterle, assegnato alla Casa della Cultura Islamica, e l’ex Palasharp che andrà invece all’Associazione Islamica di Milano, legata al Caim (Coordinamento delle Associazioni islamiche di Milano) di Davide Piccardo. Associazione che, «in collaborazione con Diyanet», lo scorso maggio ha messo a disposizione cinque borse di studio per giovani che vogliono conseguire la laurea in Scienze Islamiche in Turchia, i cui corsi sono cominciati a metà settembre. Lo studente - recita il testo ufficiale del bando del Caim - avrà la possibilità di studiare, in sei fra le più prestigiose università turche (tre delle quali a Istanbul), materie come «lettura, esegesi e interpretazione del Corano», «tradizioni profetiche», «diritto islamico», «sociologia» e «psicologia della religione», «lingua e letteratura araba», «legge islamica». Un «ciclo di studi approfondito della durata di sei anni alla fine dei quali lo studente acquisisce la Laurea in Scienze Islamiche oltre ad ottenere un titolo di imam ufficialmente riconosciuto in Turchia e in tutti i paesi che hanno stipulato accordi con Diyanet».
Ora che l’abbiamo citata due volte, è il momento di dire cos’è: Diyanet è un organismo governativo turco, l’Agenzia degli Affari religiosi, che, con un bilancio di due miliardi di euro, ha il compito di diffondere i precetti della religione e amministrare i luoghi di culto. Dal 2010 il suo presidente è Mehmet Görmez, religioso e studioso di islam (sull’argomento ha scritto cinque libri e ne ha tradotti altrettanti), già vicepresidente di Diyanet dal 2003. Fra le numerose dichiarazioni di Görmez ce n’è una che lascia a dir poco basiti. È stata pronunciata lo scorso 15 maggio nella moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme (il video integrale si può trovare sul sito memritv.org, videoclip #4914): «Perseverate nella vostra lotta e nella vostra Jihad - ha detto Görmez - nella difesa della sacra moschea di Al-Aqsa finché Allah non vi garantisca la vittoria. Non c’è sicurezza e protezione per coloro che non salvaguardano la sicurezza di Gerusalemme, ognuno è salvo e al sicuro finché Gerusalemme è salva e sicura. Chi l’attacca non sarà invece salvo e sicuro \[…\]. L’occupazione militare di Gerusalemme non ne cambierà la vera natura, perché Gerusalemme rimarrà parte del credo della Nazione islamica, dei Paesi e delle persone che la compongono, rimarrà nel nostro credo religioso. Nessun re o presidente (islamico) ha il diritto di cederne anche solo una piccola parte, così come il sultano Habdul Hamid II non ne abbandonò un solo centimetro. La moschea di Al-Aqsa è stata una moschea islamica fin dalla sua fondazione, e rimarrà tale fino al Giorno del Giudizio. Non possiamo accettare che Gerusalemme sia capitale di nessun altro. È la capitale degli islamici. Chiediamo ad Allah di proteggere la Moschea di Al-Aqsa dalla sporcizia degli aggressori». Un commento denigratorio rivolto, ovviamente, agli ebrei che, al contrario, rivendicano Gerusalemme come parte d’Israele.
Se questo è il pensiero sugli ebrei, resta da capire con che criteri Diyanet giudichi le donne. Per capirlo basta rileggere una delle tante prescrizioni per i fedeli pubblicate sul sito nel 2008: «Le donne devono essere più accorte, in quanto hanno la possibilità di stimolare (l’uomo). Le donne che comunicano con uomini sconosciuti devono parlare in una maniera tale da non destare sospetti e con tale serietà e dignità da non far sì che la parte opposta fraintenda. Non devono mostrare il proprio corpo e i propri gioielli e si devono coprire in maniera appropriata. Sua altezza il profeta Maometto non aveva buona opinione delle donne che mettevano profumi fuori casa e uscivano a passeggiare. Lo vedeva come un comportamento immorale».
Ovviamente ciò non significa che lo stesso pensiero su donne e Israele - su Israele Piccardo l’anno scorso aveva dichiarato che «andare alla manifestazione del 25 aprile con la bandiera israeliana significa insultare la resistenza» - sia portato avanti anche dal Caim. Significa però, ha sottolineato il consigliere Matteo Forte (Polo dei Milanesi) che ha denunciato la cosa in un consiglio comunale di metà giugno, che «questi saranno coloro che formeranno gli imam del Caim che predicheranno nelle moschee di Milano». Critico anche l’imam moderato (vicepresidente della Comunità religiosa islamica) Sergio Yahe Pallavicini: «È una situazione imbarazzante, mi chiedo che relazione possa avere un’associazione che si propone di rappresentare l’islam lombardo con il governo turco. Non ha alcun senso affidare a un governo straniero l’indottrinamento dei nostri imam, a meno che non si cerchi un accreditamento per la mancanza di basi sufficienti d’islamicità da dimostrare».

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