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La censura degli arancioni

Neanche gli islamici possono criticare Pisapia

Neanche gli islamici possono criticare Pisapia

Il Pd ha sempre vantato una dialettica interna vivace. Dialettica che, a quanto pare, si esaurisce quando qualche suo esponente osa criticare le scelte del partito in tema di moschee. Basti pensare che ieri sera il segretario cittadino Pietro Bussolati ha deciso di chiedere a Maryan Ismail di «fare un passo indietro e valutare se lasciare la segreteria». «La sua posizione - ha aggiunto Bussolati - è legittima a livello personale ma non ha niente a che vedere con quella del Pd. Ho chiesto a Maryam Ismail di valutare se lasciare la segreteria, se vuole continuare in questa sfida. Se ha delle posizioni personali distanti dal partito, non è questo il modo di portarle avanti». La colpa della dem è quella di aver commentato così il bando del Comune per le moschee: «I risultati sono infelici, non solo per noi musulmani ma per il centrosinistra. Quel che lascia l’amaro in bocca è che la stragrande maggioranza dei musulmani, moderati, laici, via via sono stati esclusi. Si è posto come elemento decisivo della trattativa quello economico». «Ho condiviso la lettera al sindaco - ha aggiunto - di un gruppo di donne musulmane. Sottoscrivo le preoccupazioni di quelle donne, con loro ho a cuore il diritto al culto sancito dalla Costituzione. Ma l’Islam è religione particolare, nessuno può essere scevro dal contesto mondiale dove l’Islam gioca un ruolo problematico. Avevamo spinto sul fatto che la moschea fosse trasparente, sulla parità di genere, sulla separazione fra politica e religione, sul no a una lettura ortodossa che mortifica la ricchezza del mondo musulmano. Invece viene sempre rappresentato l’Islam arabo, che ha l’egemonia, e questo non va bene, tutti quanti abbiamo dignità». Una preoccupazione quella di Maryam, rafforzatasi da quando - sei mesi fa - suo fratello, Yusuf Mohamed Ismail, ambasciatore somalo all’Onu di Ginevra, è stato ucciso in un attentato jihadista a Mogadiscio.
Unanime la risposta del centrodestra. Per il coordinatore meneghino di I, Giulio Gallera «è incredibile come nel Pd milanese non sia consentito esprimere le proprie idee quando non sono in linea con il pensiero unico del partito. Chissà magari faremo anche una raccolta firme per tutelare il diritto della Ismail di esprimere le proprie opinioni».
Dello stesso parere anche Matteo Forte (Polo dei Milanesi): «I democratici dimostrano solo una cosa: di perseguire nella volontà iniziata con il bando di Majorino, cioè umiliare le comunità moderate integrate e stendere il tappeto rosso ai fondamentalisti della Fratellanza musulmana, che invece tutto il mondo arabo del Golfo ha messo fuori legge. Mi chiedo cosa ne pensi l’altro candidato alla primarie Emanuele Fiano. Immagino sia imbarazzato anche lui da questo Pd subalterno al peggior islamismo politico».

di MATTEO BORGHI

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