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All'Arco della Pace

Ristoratore chiede giustizia per i marò
Fioriere rotte e insulti su facebook

Ristoratore chiede giustizia per i maròFioriere rotte e insulti su facebook

«Ma che razzista! Mi sono preso pure due schiaffi per difendere un ragazzino indiano che vendeva fiori. I miei dipendenti sono dello Sri Lanka e sono garante del mutuo di un peruviano». Lamberto Frugoni è il proprietario del ristorante “La posteria di Nonna Papera”, a pochi passi dall’Arco della Pace, che qualche giorno fa aveva scritto sulla lavagna del suo locale «Non serviamo pasti agli indiani in solidarietà con i nostri marò». Una frase che aveva come obiettivo quello di riaccendere l’attenzione sulle sorti di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre accusati di aver ucciso due pescatori indiani durante un’operazione antipirateria al largo della costa del Kerala, che però gli è costata una marea di insulti, una fioriera del locale rotta e la segnalazione sui social come «post razzista». Il signor Frugoni però non ci sta. «Sono passati tre anni e mezzo, e vogliamo sapere esattamente come stanno le cose. Vogliamo giustizia per i nostri fucilieri», spiega il ristoratore diventato nel frattempo bersaglio dello sdegno degli internauti. «Ma figuratevi se non faccio mangiare dei clienti indiani», ci tiene a precisare spiegando che vorrebbe avere con loro un confronto su questa querelle che va avanti da così tanto tempo. «Vorrei sapere cosa ne pensano e magari li inviterei a rivolgersi alla propria Ambasciata per sollecitare il processo».
Ecco, appunto, il processo. «L’idea della scritta», spiega, «era proprio questa. Se avessi esposto la bandiera italiana come segno di solidarietà ai due marò mi avrebbero dato del fascista. E io non lo sono. Se avessi messo la loro foto sarebbero stati due santini e non è quello lo scopo». «Io», puntualizza, «volevo solo aprire un dibattito, confrontarmi con i clienti come faccio su tanti altri argomenti. Invece sono stato preso di mira». Effettivamente aprendo la pagina Fb della Posteria di Nonna Papera sono molti i commenti con su scritto «Vergogna», alcune velate minacce e molte lamentele per la cucina, i piatti e i servizio del ristorante.
Poi c’è anche chi, come Cris Corvitto che invece ricorda i due pescatori indiani Valentine Jelestine e Ajesh Binki, «crivellati di colpi di mitragliatrice a casa loro mentre facevano il loro faticoso lavoro di notte. Ammazzati per sbaglio, per il poco che ancora sappiamo di questa storia, da due incauti militari italiani che si trovavano a difendere una petroliera privata per non si sa ancora quale motivo. Ecco quale potrebbe essere un modo un po’ più dignitoso e un po’ meno ideologico di raccontare questa storia». Diversi hanno apprezzato l’iniziativa e difendono a spada tratta il signor Lamberto. Come Ely Nutellini Landi: «Lodevole il coraggio di questo ristoratore cui va tutto il mio sostegno! A tutti i detrattori ipocriti dico solo di vergognarsi, che la loro mancanza di dignità e di orgoglio di patria e di popolo è penosa».
Da parte sua Frugoni, che ha già chiesto scusa agli indiani per il fraintendimento e ha tolto il messaggio sulla lavagna, ha in mente un’altra iniziativa a sostegno dei due marò. Ma questa volta farà bene attenzione a non urtare la sensibilità di nessuno.

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