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Bivacchi in Porta Vittoria: senza un salto di qualità si rischia la favela

Bivacchi in Porta Vittoria: senza un salto di qualità si rischia la favela

L’area di Porta Vittoria trasformata in bivacco dei clandestini costituisce la perfetta rappresentazione di un’operazione edilizia nata male, cresciuta peggio e oggi priva di un finale credibile. In teoria è un grande affare: un complesso composto da 142 mila metri quadrati, 300 appartamenti, un centro commerciale e un albergo da 280 camere. In realtà un’incompiuta. Un po’ per la debolezza della proprietà (l’immobiliarista Danilo Coppola) e molto per i limiti urbanistici e i vincoli posti dal Comune. Risultato? Coppola ha finito i soldi. Vorrebbe vendere ma non trova acquirenti. All’inizio dell’anno sembrava potesse concludere con Prelios. E’ la controllata Pirelli che, nata trent’anni fa per la riconversione edilizia del vecchio stabilimento della Bicocca, è diventata, dopo altalenanti vicende, la realtà più importante a Milano (e non solo) in campo immobiliare. Dopo due mesi di tira e molla la trattativa è saltata. Ora i lavori a Porta Vittoria sono sostanzialmente fermi. Una difficoltà cui si aggiunge la grande offerta esistente sul mercato per le case di pregio: Porta Nuova, Citylife e lo sviluppo nell’area circostante la Fondazione Prada sul limitare della ferrovia di Porta Romana.
Non sarà facile uscire dallo stallo. Danilo Coppola è inseguito dai creditori: sono le banche, a cominciare dal Banco Popolare che gli ha prestano 210 milioni e dall’Agenzia delle Entrate che attende ancora 50 milioni dopo averne incassati 140. Per fortuna l’immobiliarista ha chiuso le pendenze con la giustizia che l’avevano portato in carcere dove aveva anche tentato il suicidio. I fatti risalivano al 2005 quando insieme a Stefano Ricucci e Luigi Zunino fece parte del gruppo dei “furbetti del quartierino” altrimenti chiamati “razza mattona”. Le grane con il tribunale sono finiti ma i debiti sono rimasti. In gran parte legati all’acquisto dell’area di Porta Vittoria presa nel 2009 per 139 milioni. Nelle sue speranze doveva incassare 600 milioni. Già tanto se riuscirà a portarne a casa la metà. Il progetto va depurato di molti vincoli che l’ex assessore De Cesaris aveva messo soddisfacendo un’antica diffidenza per il mattone. Coppola aveva accettato per disperazione. Senza un salto di qualità Porta Vittoria si trasformerà presto in una favela.

di Nino Sunseri

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Commenti all'articolo

  • lureal1913

    05 Ottobre 2015 - 10:10

    e' gia' una favela!

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