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Nuovi confini amministrativi

La corsa dei comuni di confine per essere Città Metropolitana

La corsa dei comuni di confine per essere Città Metropolitana

La Città Metropolitana è pronta ad allargare i suoi confini amministrativi. Vigevano, ultimo baluardo della Lomellina verso Milano, ha già depositato tutta la documentazione per lasciare la provincia di Pavia e unirsi ai 134 Comuni «metropolitani». A Nord, Limbiate sembra ci abbia fatto più di un pensierino, così come alcuni Comuni del basso Vimercatese, che presto potrebbero chiedere l’annessione.
Com’è possibile questo allargamento? Semplice. Nella legge Delrio è previsto che territori di confine con particolari affinità geografiche, sociali ed economiche, possano chiedere di lasciare la provincia di appartenenza e unirsi alla Città Metropolitana. L’iter per arrivarci, però, è un po’ più complicato. Innanzitutto il Comune interessato deve approvare in Consiglio Comunale una delibera di adesione. La stessa, poi, viene inviata alla Commissione Affari Istituzionali di Regione Lombardia che la esamina e, se l’approva, manda la documentazione a Camera e Senato che, in base all’articolo 133 della Costituzione, devono approvare una legge di adesione del Comune in oggetto alla Città Metropolitana. Fin qui tutto abbastanza chiaro. Il problema emerge quando ci si imbatte negli immancabili cavilli burocratici uniti ai problemi politici che una decisione del genere scatena. Soprattutto se, come nel caso di Vigevano, l’iter viene seguito per la prima volta. «Noi abbiamo cercato di approcciare la questione con pragmatismo lombardo - spiega Stefano Carugo, presidente della Seconda Commissione -, cercando di tracciare una via sostenibile anche per il futuro. Anche perché quello di Vigevano è il primo caso in Italia e quindi non abbiamo precedenti su cui muoverci». Uno dei punti più controversi della legge Delrio è quella che riguarda la rappresentanza del voto: «La legge stabilisce che basta il voto del consiglio comunale e non prevede l’obbligatorietà di un referendum. Per cui la domanda che ci siamo fatti in Commissione è “si deve dare priorità al voto del consiglio così come scritto nella legge, o si devono prendere in considerazione altri strumenti che la Delrio non ha ritenuto di rendere obbligatori?». L’orientamento della Regione, al momento, sembra essere il primo. Con un’accortezza: «Dobbiamo stare attenti a stabilire criteri di adesione ben precisi, altrimenti si rischia di creare una regione dentro la Regione e questo creerebbe non pochi problemi».
Una fattispecie, quella dei criteri specifici, che sembra calzare a pennello su Vigevano. Il sindaco della città pavese (per ora) che conta circa 70 mila abitanti, è il leghista Andrea Sala, che nel giugno scorso, un po’ in controtendenza con il resto d’Italia, ha rivinto agevolmente le elezioni presentandosi con una sua lista civica dal titolo inequivocabile: «La strada verso Milano». E in effetti Vigevano e i suoi abitanti da sempre si sono considerati più vicino al capoluogo lombardo che alla mai digerita Pavia. «La storia che ci lega a Milano risale al 1200 - spiega Sala - e nel corso dei secoli successivi non è mai venuta meno, come testimonia la storia, anche economica, della città. Il fatto di essere finiti in provincia di Pavia è stato del tutto casuale». In effetti Vigevano vanta legami con Milano assai forti. Tanto per fare un paio di esempi, nel castello cittadino sarebbe nato Ludovico Sforza detto “Il Moro”, che poi fece della città una delle sue residenze preferite (come testimonia ancora oggi la splendida Piazza Ducale) e a metà ’800, quando i Savoia dovettero scegliere la capitale della Provincia di Lomellina, scartarono Vigevano perché ritenuta troppo legata a Milano e alla Lombardia. «La nostra - chiude il sindaco Sala - è una lotta identitaria. Se non fosse nata la Città Metropolitana, avrei comunque chiesto che di aderire alla Provincia di Milano».
Il caso-Vigevano intanto, ha creato anche spaccature politiche. Il Pd, ad esempio, che in Consiglio Comunale aveva votato a favore dell’adesione, adesso pare volersi tirare indietro. Ma se tutto andrà come previsto, nel giro di un anno si potrebbe avere la prima adesione in Italia di un Comune esterno ad una Città Metropolitana.

di FABIO RUBINI

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