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La linea dura del Comune

Multe ai negozi, 400 euro per un foglio A4

Multe ai negozi, 400 euro per un foglio A4

Una multa da 400 euro per avere «osato» mettere un piccolo cartello delle dimensioni di un foglio A4 (una trentina di centimetri) su un palo all’incrocio con corso Buenos Aires per pubblicizzare la vendita di testi scolastici. E la sgradevole sensazione che il rispetto delle regole rappresenti una priorità solo quando a sgarrare è un commerciante che lotta per sopravvivere alla crisi, mentre diventa una questione secondaria quando a violare le norme sono abusivi e venditori di merce contraffatta.
Si potrebbe riassumere così quanto capitato nelle scorse settimane alla Libreria Partipilo di viale Tunisia, il cui titolare, Nicola Partipilo, non nasconde la propria amarezza per la «mancanza di attenzione da parte di chi, Comune in primis, dovrebbe dare una mano alle librerie in questa fase drammatica, perché altrimenti chiuderanno tutte». Pizzicato ad avere affisso per strada un annuncio per promuovere la vendita di libri di testo nel proprio negozio, Partipilo ha infatti assorbito con un misto di sconcerto e rabbia il «salasso» inflitto dalla polizia locale.
«Sono arrivati intorno alle 8.30 del mattino e ci hanno fatto una sanzione da 400 euro», racconta. «Una vera beffa dopo il danno enorme e prolungato che abbiamo subito con tutti i lavori per la ciclabile, e che non fa altro che peggiorare una situazione già drammatica per noi librerie».
Nel corso dell’ultimo anno «il giro d’affari è diminuito del 35-40%», spiega Partipilo. Inoltre, le librerie si trovano ad affrontare «la concorrenza spaventosa di tutti i supermercati, che a giugno e luglio prendono gli ordini per i libri scolastici, lasciando a noi negozi specializzati solamente quei due o tre volumi più difficili da recuperare».
Ma il caso della libreria non è certo l’unico. Di negozi multati con sanzioni salate nelle ultime settimane tra Porta Venezia e piazzale Loreto ce ne sono altri, l’ultimo dei quali solo pochi giorni fa per avere annunciato vendite promozionali con un cartello posizionato sul corso Buenos Aires. Nel frattempo, gli abusivi con i loro lenzuoli appoggiati sui marciapiedi continuano a prosperare.
«Non si capisce quale sia il principio che guida l’azione delle istituzioni», attacca Luca Longo, presidente di AssComm Porta Venezia. «I vigili di Milano multano il bottegaio storico perché espone un cartello fuori dalla sua attività, mentre gli abusivi invadono le nostre zone e il centro della città alimentando un’area di investimento, quella della contraffazione, che per la criminalità organizzata è remunerativa al pari dello spaccio di droga e del controllo dell’immigrazione clandestina». «Ormai gli abusivi sono il cancro del corso», conferma Gabriel Meghnagi, presidente di AscoBaires. «Sono stati fatti degli interventi sporadici, ma i marciapiedi sono occupati quotidianamente dalla vendita di griffe false, mentre intanto magari vengono fatte contravvenzioni ai commercianti che cercano di barcamenarsi. La sanzione è giusta, ma prima di farla a chi ha un negozio in crisi dovrebbero farla a chi vende griffe taroccate».
D’altra parte, che qualcosa non funzioni nell’organizzazione della lotta all’abusivismo lo ammettono anche i sindacati della polizia locale. «Purtroppo la polizia annonaria negli ultimi anni è stata ridotta perché la scelta del comando è stata quella di destinare uomini a 18 nuclei in borghese che si occupano di compiti simili a quella della polizia di Stato», spiega Giovanni Aurea, delegato Rsu della polizia locale di Milano. L’organico è ormai ristretto a un’ottantina di agenti. Troppo pochi per pensare che, oltre a intervenire nei mercati cittadini, riescano a combattere l’abusivismo anche per le strade. Certo, «a me risulta che ci sarebbe un servizio mirato con agenti volontari proprio su corso Buenos Aires», aggiunge Aurea. Ma la sua efficacia non sembra convincere i commercianti. «Il servizio c'è, ma ormai gli abusivi conoscono gli orari in cui la polizia locale passa a fare i controlli e si spostano rapidamente, evitando anche il sequestro della merce», spiega Meghnagi. «D’altra parte, se ci sono in galleria Vittorio Emanuele e in Brera, figuriamoci qui in Buenos Aires».

di DINO BONDAVALLI

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Commenti all'articolo

  • lureal1913

    02 Ottobre 2015 - 12:12

    .egli abusivi seguitano a fare i cavolacci loro!Ma che razza di sindaco e c. abbiamo!

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