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Promessa caduta nel vuoto

I rom in Porta Vittoria. Alla faccia del recupero

I rom in Porta Vittoria. Alla faccia del recupero

L’ultima promessa, al termine di una lunga via crucis di progetti fantasma e cantieri a rilento, risale al giugno 2013: «Faremo un’area verde fruibile», disse l’ex assessore all’Urbanistica Ada Lucia De Cesaris. Il verde in via Monte Ortigara c’è, ma è una giungla incolta e abbandonata. Negli ultimi giorni, tra i rovi e i rifiuti, sono spuntati anche i bivacchi abusivi dei nomadi. Basta affacciarsi dalla strada che costeggia il lato est del maxiprogetto Porta Vittoria: sedie, tavolini, qualche tenda di fortuna, resti di cibo. Intorno, una montagna di spazzatura dove si intravedono i rottami dei carrelli della spesa. Una minifavela.
Paolo Bassi, consigliere della Lega Nord in Zona 4, ha effettuato un sopralluogo nell’area insieme ad Alessandro Verri, coordinatore giovani della Lega Milano Est. «Chiediamo uno sgombero immediato prima che la situazione incancrenisca e l’accampamento si allarghi», attacca Bassi. «Su quel terreno erano state spese promesse chiare dalla De Cesaris. In attesa che si definisca il progetto, è assurdo e paradossale che la zona venga abbandonata».
Il corridoio oltre viale Molise doveva ospitare parte dei servizi al quartiere recuperati dal megaprogetto edilizio. Congelata per mancanza di soldi la faraonica Biblioteca europea da 260 milioni, nella zona di Porta Vittoria dopo anni di false partenze sono spuntate le palazzine residenziali e l’Esselunga. Ma gran parte del piano è rimasto sulla carta. In via Monte Ortigara l’amministrazione comunale aveva promesso l’area verde, appunto. E poi, sull’altro lato, campi da calcio, tennis, basket e una piscina finanziati grazie agli oneri di urbanizzazione. Invece, complici le difficoltà finanziarie dei privati (il gruppo dell’immobiliarista Coppola) l’ennesimo sogno è ancora al palo.
Il timore, da queste parti, è che i nuovi bivacchi diventino una propaggine del villaggio comunale di via Lombroso, raggiungibile costeggiando a est i binari della ferrovia. «Nell’ultima visita al centro di emergenza sociale avevamo notato che un lato del centro non era chiuso», aggiunge Bassi. «Ci hanno assicurato che avrebbero preso provvedimenti».
I container, in via Lombroso, dovrebbero sparire entro fine anno: il «centro di emergenza sociale», traslocherà infatti in un’area comunale di via Bonfadini (non lontano da un altro campo nomadi regolare). Mentre sta per partire il risiko degli insediamenti autorizzati, ora è spuntata anche la favela abusiva.

di MASSIMO COSTA

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Commenti all'articolo

  • lureal1913

    02 Ottobre 2015 - 12:12

    ...ma insomma non volete capire e rispettare la "cultura" rom?Meno male che ci sono i piddini!

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