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Tavolo con Palazzo Chigi sull'autonomia

Maroni ignora il veto di Salvini: "Prima tratto, poi il referendum"

Maroni ignora il veto di Salvini: "Prima tratto, poi il referendum"

FABIO RUBINI
nnn<HS2>I due pezzi da novanta della Lega, Maroni e Salvini, si sono sentiti ieri via sms e nel fine settimana dovrebbero incontrarsi per appianare le diatribe nate negli ultimi giorni. Per intanto vanno avanti dritti per le loro strade che, al momento, sembrano non volersi riunire. Due i punti di scontro, il referendum sull’autonomia e la presenza di Ncd nella coalizione di centrodestra alle prossime comunali di Milano.
Maroni non cede di un centimetro e tira dritto per la sua strada. Ieri ha convocato il tavolo di maggioranza dal quale ha ricevuto mandato per andare a Roma a trattare su due temi: costi standard e residuo fiscale. Nel frattempo, però, ha rinviato la discussione in Consiglio sul documento dei sindaci e presidenti di provincia lombardi. Il provvedimento non andrà in aula oggi. Se ne riparlerà a fine ottobre. Una scelta fatta per dar modo agli ultimi amministratori di approvare quello stesso documento nei rispettivi consigli comunali e provinciali e poi perché «entro quella data sapremo se in finanziaria il governo ha mantenuto le promesse sui costi standard - ha spiegato a Libero Maroni -. Se lo farà si potrà proseguire nella trattattiva, in caso contrario sapremo che quella di Roma è una strada da abbandonare».
Una linea sposta anche dalla coordinatrice regionale di Forza Italia Maristella Gelmini: «Per il centrodestra il referendum rimane un punto fermo, ma abbiamo dato mandato al presidente Maroni di dialogare e di confrontarsi con il governo perché cerchiamo una disponibilità con il governo sul tema della Sanità e dei costi standard, vedremo quest’interlocuzione che risultati porterà».
Se sul referendum le polemiche Maroni-Salvini potrebbero anche essere vicine alla chiusura, non così si può dire per quelle relative alla partita milanese. Maroni anche ieri ha ribadito che l’unica via possibile per il capoluogo lombardo è quella di ricalcare la maggioranza che lo sostiene in Regione, ovvero con Ncd. Una strada sulla quale si sono ritrovati ieri ovviamente i centristi (che in una riunione interna alla presenza di Maurizio Lupi, Roberto Formigoni e gli altri parlamentari, hanno ribadito il disagio per l’alleanza col Pd a Roma e la vocazione lombarda verso il centrodestra) e Forza Italia.
Non Matteo Salvini, però, che in serata, intervistato da Bruno Vespa a Porta a Porta, ha ribadito che «In Regione Lombardia governiamo con gli alfaniani, che non sono stati eletti come tali. Furono eletti come Forza Italia. Finché rispettano i patti, continuiamo a governare bene insieme». E ancora: «Nella trattativa per il sindaco di Milano se c’è Alfano non ci sono io. Preferisco perdere due voti».
Tesi in parte smontata da Maroni che a Libero spiega: «In Liguria Ncd esisteva già eppure fa parte della maggioranza di centrodestra. Mi sembra un precedente importante del quale tenere conto». La preoccupazione di Maroni però è un’altra: «Se Ncd si allea a Milano col centrosinistra e vince vuol dire mandare in crisi il governo di regione Lombardia, questo a Salvini deve essere chiaro. Poi - chiude il governatore - il segretario della Lega è lui e io accetterò senza fare polemiche le decisioni che prenderà».

di Fabio Rubini

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