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A rischio chiusura

Centro d'aiuto ai bimbi, il Comune stanzia 1 milione ma scarica la competenza alla Regione

Centro d'aiuto ai bimbi, il Comune stanzia 1 milione ma scarica la competenza alla Regione

La Città Metropolitana non ha competenza e il Comune stanzia un milione e 200mila euro: ma la patata bollente del Cam (il centro assistenza minori) passa al Pirellone. «È Regione Lombardia che deve dirci cosa farne», commenta il consigliere Pd alle Politiche per i più deboli dell’ente metropolitano milanese, Rosaria Iardino: «Nella legge regionale sulla riorganizzazione delle strutture ospedaliere il Cam non viene menzionato, per salvarlo basterebbe che Palazzo Lombardia lo accorpi a una struttura socio-sanitaria. Il centro non è nella disponibilità del Comune».
Ieri pomeriggio in via Vivaio si è tenuta la riunione tra la Città Metropolitana e il Comune di Milano per decidere le sorti del Cam dopo lo smantellamento dell’ente provinciale. Sul tavolo due questioni: quella legata al servizio pubblico (unico in Italia a occuparsi di bambini in affido) e quella occupazionale. La Città Metropolitana non può gestire il centro: formalmente «non ha competenze sul sociale»; informalmente il suo budget è già all’osso. Le speranze erano che subentrasse il Comune, e l’assessore alle Politiche sociali di Palazzo Marino garantisce che non scenderà sotto la soglia prevista.
La dichiarazione arriva a nemmeno due giorni dal botta e risposta che il Comune aveva avuto con i 40 dipendenti del Cam tramite Facebook. Era stato lo stesso Majorino a scrivere che: «Il Comune di Milano non può decidere di chiudere il Cam, nemmeno tecnicamente. La Città Metropolitana è un’entità diversa. Noi una mano possiamo darla, ma non possiamo (nemmeno volendo) prenderci il servizio e collocarlo sotto il Comune». Tradotto: il Cam non sarà gestito dal Comune, ma Palazzo Marino darà un contributo per evitare la chiusura. Intanto la palla passa a Regione Lombardia.
Così il nodo cruciale degli incarichi resta aperto. Una carta bollata che dice «tutti a casa» al momento non c’è, e spiragli per salvare il salvabile si fanno più concreti. Ma se i 40 lavoratori che gestiscono la struttura adesso, rischiano di finire in Città Metropolitana, con mansioni differenti rispetto a quelle socio-educative per cui hanno studiato, di perdere la loro professionalizzazione non ne vogliono sapere. E annunciano: «Lotteremo perché il Cam rimanga un servizio pubblico a tutti gli effetti: c’è uno spiraglio con la Regione e lo seguiremo». «Spiace che questo patrimonio passato indenne attraverso diverse amministrazioni provinciali si sia bruciato in pochi mesi dall’insediamento della Città Metropolitana», commenta Bruno Dapei, presidente dell’osservatorio metropolitano di Milano.

di CLAUDIA OSMETTI

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