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La lettera

Sala si sfila da sindaco. E ha già un piano

Sala si sfila da sindaco. E ha già un piano

Altro che sindaco di Milano. Giuseppe Sala ha idee ben più ambiziose per il suo futuro. Vuol diventare il commissario straordinario dell’industria turistica nazionale. O almeno della parte più significativa e ricca. Le voci sulle intenzioni del super manager circolavano da tempo. Era abbastanza chiaro che viaggiava ben lontano da Palazzo Martino. Ieri ha deciso di mettere le sue idee per iscritto con una lettera al «Corriere della Sera». In questo modo non c’è più spazio per gli equivoci. L’indirizzo formale del messaggio era via Solferino. In realtà il destinatario sta a Palazzo Chigi e si chiama Matteo Renzi.
All’inizio di settembre il premier, con una mossa a sorpresa aveva candidato Sala alla successione di Giuliano Pisapia. Già allora il super-manager aveva spiegato che le sue intenzioni erano altre. Ha atteso un mese che da Palazzo Chigi arrivasse un segnale e, alla fine, ha deciso di rompere gli indugi. Sul Corriere della Sera ha delineato un futuro possibile per tutta l’industria turistica italiana partendo proprio dall’evento milanese: «Applicare i modelli organizzativi di Expo significa sfruttare fino in fondo un’esperienza che ha visto come protagonisti il mondo pubblico con quello privato, l’innovazione tecnologica con quella di processo, la capacità di rivolgersi al meglio dell’ eccellenza italiana insieme al contributo di migliaia di volontari, giovani e meno giovani».
Insomma Expo nelle intenzioni di Sala non è una partita che si chiude fra tre settimane. Deve diventare un «format» da applicare in diversi contesti. Dalla gestione di Pompei fino alla valle dei Templi di Agrigento. Dovunque cioè ci sarà da affrontare temi complessi «che riguardano la gestione di tanti preziosi luoghi d’Italia, ingarbugliata da logiche che poco hanno a che fare con la modernità e, soprattutto, con la domanda di efficienza e di accoglienza che viene dal turismo internazionale». Il rilancio del turismo non può limitarsi alla valorizzazione dei suoi luoghi: «Serve un fondamentale rafforzamento del sistema di offerta, migliorando la comunicazione e potendo contare su organizzazioni di vendita italiane al livello delle migliori esperienze internazionali, soprattutto, ma non solo, sul fronte on line».
Per l’industria del turismo italiana una rivoluzione culturale. Si fa presto a parlare di una strategia nazionale ma senza una “governance” forte non si va molto lontano. Scrive Sala: «Nel 2015 i cinesi che stanno andando all’estero per turismo sono più di 100 milioni, un numero pari a tutti gli europei messi assieme che si muovono per lo stesso motivo in un anno».
Si tratta di persone che hanno una settimana all’anno di vacanza, poco flessibili sui tempi e sulle modalità del viaggio e che devono essere molto assistiti. L’Italia, rispetto a questa nuova ondata turistica, regge ma non sfrutta il suo potenziale. Gli operatori non sanno su quali fondi e stanziamenti contare; se le organizzazioni non conoscono i numeri e target non possono organizzare strategie e offerte adeguate; se non gli si garantiscono regole certe gli imprenditori si trattengono dal fare investimenti, e così via. Il turismo internazionale dipende dalla capacità di attrazione del sistema paese, perciò per consolidare i risultati citati non basta sperare nella ripresa complessiva degli investimenti ma risolvere una serie di nodi che riguardano l’offerta da una parte e la promozione e commercializzazione del marchio Italia dall’altra. Per Sala «È possibile, pensare al futuro del turismo nel nostro Paese in termini contemporanei. Possiamo superare l’eterno rimpianto di non essere capaci di “vendere” il più grande patrimonio culturale, artistico, di bellezza, di paesaggio e di gusto esistente al mondo».
Ognuno degli ultimi tre ministri del Turismo ha elaborato un suo piano di promozione. Dal Piero Gnudi con le sue sessantadue azioni guida (e una decina sul digitale) a Massimo Bray, fino al «Laboratorio Digitale» voluto da Dario Franceschini. Nessuno, però, è riuscito a dare la scossa necessaria al turismo italiano. In aggiunta nei ministeri sono state progressivamente stravolte le strutture di promozione turistica, cambiati i dirigenti e bloccati gli enti che lo dovevano gestire. Con molta ambizione Sala si propone di fare il commissario straordinario per il rilancio del turismo in Italia ricordando che «l’Expo 2006 rivelò all’Italia la sua vocazione industriale. Dal 2015 può nascere un’esperienza capace di rispondere in modo contemporaneo alla grande fame di Italia che c’è nel mondo».

di NINO SUNSERI

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