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La polemica

"Mai in Stazione Centrale". La grande Mela... della discordia

"Mai in Stazione Centrale". La grande Mela... della discordia

La «mela reintegrata» è diventata la mela della discordia. Per quale motivo? Nel maggio scorso quest’opera, di Michelangelo Pistoletto, a cura di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, formata da una struttura metallica e coperta da un tappeto di erba naturale, venne posizionata temporaneamente in Piazza Duomo, per essere ammirata da tutti i visitatori e passanti. La scultura dovrebbe rappresentare l’entrata in una nuova era nella quale il mondo artificiale e il mondo naturale si ricongiungono producendo un nuovo equilibrio planetario. Ma come ogni opera d’arte che si rispetti divide il pubblico, i milanesi in primis. Chi ne apprezza l’idea e l’originalità, e chi invece non la ritiene in armonia con lo stile della piazza. Il clima torrido di quest’estate, va detto, le ha giocato contro. Le temperature record si sono abbattute sulle morbide zolle della scultura conferendole un aspetto rinsecchito e spelacchiato, da vera cattedrale nel deserto. Con la scia di polemiche che si può immaginare vista la posizione centralissima (e sotto gli occhi di migliaia di turisti di passaggio in Duomo) dell’opera. Dopo un primo spostamento in uno dei piazzali di Parco Sempione, dove è stata ricoperta con un longevo e gestibile tessuto di colore verde,l’artista ha deciso di donarla al Comune di Milano, proponendo come nuova location Piazza Duca d’Aosta, di fronte alla Stazione Centrale. Palazzo Marino, ha accolto in maniera positiva il dono dell’artista, e ha dato il suo benestare. Il Consiglio di zona 2 però, in netto contrasto con questa scelta, ha bocciato la proposta. «La nostra presa di posizione nasce dall’imponenza dell’opera, che andrebbe a ostruire la visuale, tanto apprezzata da milanesi e turisti, della Stazione guardando da Via Vittor Pisani» ha dichiarato Silvia Sardone membro della segreteria regionale di Forza Italia e Marzio Nava, capogruppo di Fi in zona 2. «Non si entra nel merito dell’opera - proseguono - ma risulta piuttosto evidente che la posizione scelta non sia ideale per un’installazione così grande che sarebbe meglio portare in un altro luogo, magari in uno dei tanti parchi in città». Sulla questione è intervenuto anche il pittore e critico d’arte Paolo Manazza, sottolineando che decisioni inerenti alla sfera artistica dovrebbero spettare a degli intenditori e non essere d’interesse politico. «L’Italia è il paese più importante del mondo per quanto riguarda le opere d’arte. Il Governo di Firenze, quando Michelangelo Buonarroti realizzò il David, databile tra 1501 e l’inizio del 1504, indisse un comitato di artisti per poter trovare il miglior luogo dove posizionarlo» ha commentato il critico, specificando che «un’opera del calibro della mela reintegrata, struttura tridimensionale, non può essere collocata in qualunque luogo, poiché deve essere in armonia con lo spazio circostante. Probabilemente la scelta più adeguata sarebbe quella di coinvolgere nella decisione, oltre che gli artisti, anche i cittadini milanesi». Sul valore estetico dell’opera Paolo Manazza sospende il giudizio. «Sono più legato a un tipo di arte bidimensionale», spiega, «piuttosto che all’arte povera». Benvenga però la scelta dell’artista: «Donare un’opera, che per la sua corrente, risulta essere di alto livello, è ammirevole».

di ELEONORA CAPUTO

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