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Lavoratori in assemblea e i bimbi a scuola lasciati senza pranzo

Lavoratori in assemblea e i bimbi a scuola lasciati senza pranzo

La voglia, irrefrenabile, è quella di scalare i soldi del pasto di oggi per dar da mangiare ai bambini delle scuole di Milano. Perché va bene tutto, ma non dar da mangiare, anche solo per un giorno, ai bambini delle scuole materne della città, e non solo, è inaccettabile.
Succede che i sindacati che rappresentano i lavoratori della società che gestisce la ristorazione scolastica, e che distribuisce 80mila pasti al giorno, hanno indetto un’assemblea. Quando? Non dopo pranzo, e nemmeno nel pomeriggio, quando il vociare dei bambini all’uscita di scuola invade i marciapiedi. Macché. L’assemblea è stata convocata per questa mattina, dalle 8 alle 14, quando tutti sono in classe. Argomento: il contratto. Sei, quindi, le ore per discutere della faccenda. Per carità, ne hanno tutto il diritto. Anche se a farne le spese sono i bambini, indifesi e vittime inconsapevoli di questioni da “grandi”. Ancora più male fa quel messaggio, con sottointeso «Che provvedano da soli», che dal sito della società avverte del mancato pranzo. «Vi informiamo», c’è scritto, «che in occasione dell’assemblea sindacale, il servizio di ristorazione non potrà essere garantito». Un «menu di emergenza freddo verrà consegnato in tempi utili» soltanto per i nidi.
Dicono che il comunicato è online da venerdì scorso. Come a dire: sono stati tutti avvisati per tempo per potersi scatenare in cucina. Come se mamme, tate, papà o chi per loro, non facciano altro che cliccare su milanoristorazione.it per sapere se i lavoratori sono in assemblea o meno, se bisogna preparare una colazione al sacco o confidare nel servizio per il quale si paga in un’unica soluzione o in quattro comode rate. Insomma, la stragrande maggioranza di chi ha un figlio/a che si ferma a scuola a mangiare lo ha appreso ieri andando a prendere i propri figli, dalla voce delle maestre che si sono ritrovate a fare le veci dei lavoratori chiamati a partecipare all’assemblea.
E speriamo che sei ore bastino a raccapezzarsi e a trovare una quadra sul contratto. Perché il rischio è quello di pagare la retta per il servizio di refezione e preparare pure il pranzo al sacco.

di Tiziana Lapelosa

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