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La sinistra milanese chiude il bilancio solo grazie alle multe

La sinistra milanese chiude il bilancio solo grazie alle multe

I sapientoni che governano Milano si riempiono la bocca da mesi di espressioni come «bilancio virtuoso», «bilancio partecipato», «bilancio autosufficiente». Poi, una volta scemata la claque, spuntano le vere cifre. E quelle messe nero su bianco dal Comune di Milano nell’assestamento di bilancio 2015 confermano una sola cosa: il vero ossigeno per i conti di Palazzo Marino arriva dalle multe agli automobilisti.
Rispetto alle previsioni per l’anno 2015, la giunta conta di incassare 120 (cen-to-ven-ti) milioni di euro in più. Ed è solo di qualche giorno fa il dato dell’aumento vertiginoso dei verbali compilati dai vigili e spediti a casa: in soli dodici mesi, è spuntato un milione di cartelle in più. Certo non tutti i cittadini pagano l’intero importo (c’è sempre la possibilità di versare con lo sconto del 30% se si salda entro 5 giorni) e non tutti pagano (moltissimi verbali inviati oltre i termini di legge sono stati cassati da prefetto e giudici di pace perché illegittimi). Ma tanti, tantissimi aprono il portafogli e ingrassano le entrate del Comune che, in questi anni, non sono mai state così alte grazie alla sventagliata di rincari: Area C, addizionale Irpef, piscine, musei, abbonamenti Atm e chi più ne ha più ne metta.
Il ragionamento vale per la giunta arancione ma anche per la neonata Città Metropolitana: gli autovelox, nell’ultimo anno, hanno fatto schizzare le stime degli introiti da 13 a 28 milioni di euro. I conti sono sempre in bilico, ma grazie alle telecamere piazzate sulle strade si recupera la bellezza di 15 milioni di euro. Non c’è dubbio, il governo sta riducendo sempre di più i trasferimenti agli enti locali (ma i rubinetti hanno iniziato a chiudersi ben prima dell’arrivo di questa amministrazione). Però, tra partecipate e spending review, ci si sarebbe atteso uno sforzo di fantasia dal Comune per far quadrare i conti. Prendersela solo con gli automobilisti, per poi bullarsi di essere saliti al 28° posto nella classifica dei bilanci virtuosi italiani, ha il sapore della presa in giro. L’ennesima di questi cinque anni.

di Massimo Costa

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