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Il Villaggio Metropolitano

Il furto colossale e la rinascita: riapre lo scalo di Porta Romana

Il furto colossale e la rinascita: riapre lo scalo di Porta Romana

Sono riusciti nell’impresa di ridare vita, quest’estate, all’area abbandonata dell’ex scalo di Porta Romana. Poi, un paio di settimane fa, un furto li ha messi in ginocchio. Ma loro sono pronti a rialzarsi e a ripartire, con più energia di prima. Sono i ragazzi di “The Tank”, il villaggio metropolitano di piazzale Lodi che da giugno ha restituito alla città un quartiere da tempo degradato: 5.000 metri quadrati polifuzionali di street food, corner di piccoli produttori, showroom di design, piccole gallerie d’arte, angoli di bookcrossing, negozietti di dischi e biciclette, tutto ospitato nei container bonificati delle vecchie navi. Chi ci è stato, nei mesi estivi, al posto di zingari e immondizia ha trovato birrerie, cocktail bar, cucina regionale, temporary store, degustazioni e showcooking. Non male, per un quartiere fino a poco tempo fa di scarso appeal per giovani e non.
Il gemello creativo del Mercato Metropolitano di Porta Genova, chiamiamolo così, sarebbe dovuto restare aperto fino al 10 di novembre, ma un furto a dir poco cinematografico ha costretto gli organizzatori alla chiusura anticipata: nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 ottobre, in meno di due ore, i ladri hanno fatto piazza pulita di 720 bottiglie di vino, cioccolato e alimenti vari, alcolici, cavi elettrici e attrezzature musicali come casse e mixer, computer e biciclette. Strana coincidenza, poi: qualche giorno prima gli spazi del Tank avevano ospitato un incontro sulla legalità. Che si sia trattato di un atto intimidatorio non è certo da escludere. Insomma, ce ne sarebbe quanto basta per un Ko, se non fosse che i 40 giovani che ci hanno lavorato non hanno nessuna intenzione di arrendersi: «Noi non abbassiamo la testa», racconta Federico Gordini, trentaquattrenne tra i fondatori del Tank e della “Milano Food Week” che anima la città da diversi anni.
«Certo - ammette - in questi giorni ci saremmo aspettati un pizzico in più di supporto da parte del Comune, ma non è arrivata nemmeno una telefonata di solidarietà. Dopo tutto abbiamo realizzato un grande progetto di impresa sociale». Nonostante ciò, sono tutti di nuovo al lavoro. Così, in questi giorni, si sta progettando la rinascita dell’iniziativa. L’idea è quella di coinvolgere le istituzioni, Comune in primis ma anche le facoltà di architettura e design delle università milanesi, nonché Ferrovie dello Stato che è proprietaria dell'area, per una riqualificazione strutturale: già il primo progetto, poi non completamente realizzato per questioni di tempo, prevedeva una nuova pavimentazione del boulevard principale, alcune strutture fisse e ristoranti su piazze sopraelevate. A coronare il tutto, poi, un grande palco per ospitare eventi culturali, cabaret, serate musicali.
«Il nostro progetto era nato per riportare la legalità in una zona che ormai da troppo tempo era diventata terra di nessuno», spiega Federico. Ora può diventare qualcosa di più duraturo: serve, però, un intervento del Comune (fino ad ora i ragazzi hanno fatto tutto da soli, affitto dell’area compreso) e una disponibilità degli spazi di almeno un anno. Sarà da decidere anche se introdurre strutture fisse o se lasciare invariata la filosofia dei container, sul modello dei Box Park di uno dei quartieri più alla moda di Londra, Shoretitc: «La logica dei container funziona bene perché flessibile e reversibile, tanto che stiamo anche valutando la disponibilità di altre aree a Milano». Nato come spazio sperimentale e innovativo all’interno del circuito di Expo in Città, “The Tank” guarda al 2016: «Bisogna lavorare per portare avanti un’eredità. Expo è stata una grande manifestazione, ma alla città non ha portato benefici eclatanti. Tocca a tutti, ora, darsi da fare perché invece ciò avvenga anche a luci spente».
In attesa che le istituzioni facciano la loro parte per regalare ai milanesi un progetto tanto ambizioso quando di semplice realizzazione, si spera nella riapertura dello spazio di piazzale Lodi: difficile pensare che si riesca a rimettere tutto in piedi per i mercatini di Natale, ma per qualche evento primaverile del 2016 perché no.

di FEDERICA VENNI

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