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La periferia abbandonata

Ottanta milioni di euro per rifare il Giambellino. Mai spesi

Ottanta milioni di euro per rifare il Giambellino. Mai spesi

Ottanta milioni di euro. È la somma che Regione e Comune hanno stanziato per ristrutturare il quartiere Giambellino. Per abbattere i palazzi popolari più decadenti e rimettere a posto gli altri. Per ridisegnare il piano urbanistico e far rivivere le attività commerciali. Eppure, fra occupazioni abusive e aree verdi inavvicinabili, a guardarlo adesso questo angolo di Milano sembra dimenticato. Mentre il progetto di recupero è visto da molti come uno specchietto per le allodole. Venti milioni sono già stati bloccati da Palazzo Marino: sarebbero dovuti servire per costruire un nuovo palazzo popolare in via Giambellino quando il sindaco era Albertini. Poi, scoperto l’inquinamento nel terreno, l’opera è stata rinviata in attesa delle bonifiche. Gli altri 60 milioni arrivano, invece, dalle casse della Regione. L’opera - a parole - è già stata presentata al consiglio di Zona 6, ma al momento mancano le carte, uno studio di fattibilità e un progetto concreto.
«Intanto questa somma ingente resta ferma, mentre Comune e Regione potrebbero usarla meglio per ristrutturare le case popolari - spiega l’assessore comunale ai Lavori pubblici Carmela Rozza -. Questo progetto basato su risorse pubbliche potrebbe avere uno sviluppo migliore coinvolgendo anche i privati. In questo modo potrebbe essere usato meno denaro e, in cambio della loro collaborazione, potrebbe essere riconosciuta ai privati una porzione dei beni». E invece tutto è fermo. Anche se un’idea di massima è stata anticipata. «Quando i tecnici sono venuti in Zona ci hanno spiegato a voce cosa hanno intenzione di fare - dice il consigliere della Lega Nord, Carlo Goldoni -. Sembra che metà di questi 80 milioni sarà usata per la ristrutturazione delle case e delle piazze e che l’altra metà servirà per progetti di integrazione e per il sociale. Una cosa assurda».
Inoltre, al momento Comune e Regione non sono ancora d’accordo su chi dovrà redigere il progetto. Mentre la Zona 6 è completamente tenuta all’oscuro. «Sta accadendo quello che è già successo sui Navigli - prosegue l’esponente del Carroccio -. L’amministrazione fa quello che vuole e noi siamo messi al corrente solo a cose fatte». Quello che fa arrabbiare tutti è l’idea che si perda tempo - almeno cinque anni - su un’opera faraonica. Mentre usando questi soldi adesso sarebbe possibile mettere a posto i palazzi popolari, sui quali la manutenzione è ferma da decenni. Mentre i cittadini sono ostaggio di occupazioni abusive quotidiane, di vandali, di clochard e rom che usano i parchi come accampamenti di fortuna. Senza dimenticare i problemi strutturali di palazzi costruiti negli anni Cinquanta e ormai fatiscenti, fra muffa e ascensori spesso fuori uso. «Ormai siamo in ballo da anni, non conto più le volte in cui ho sentito parlare di soldi per il quartiere - conclude sconsolata Maria Palomares, inquilina di via Odazio -. Abbiamo chiesto tantissime volte di rimettere a posto il citofono, di installare videocamere di sorveglianza, di aggiustare i giardini. Non è mai stato fatto nulla. Così come mai il Comune è intervenuto sul fronte sgomberi. Sinceramente non abbiamo fiducia in questo progetto, sembra una delle solite chiacchiere. Pensiamo solo che con questi soldi si potrebbero sistemare le case e rendere più sicura la zona».

di DANIELA BRANDONISIO

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