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Il sondaggio che circola in Comune

Il Pd ha già fatto le primarie: il 46% boccia "Sala sindaco"

Il Pd ha già fatto le primarie: il 46% boccia "Sala sindaco"

Il giorno dopo il primo passo ufficiale di Giuseppe Sala nella corsa verso Palazzo Marino, il Pd si spacca. Il commissario straordinario per l’Expo, che, coccolato da Renzi con una nomina nel Cda di Cassa depositi e prestiti, giovedì ha puntualizzato che il nuovo incarico «non mette la pietra tombale» sulla sua «candidatura», scioglierà la riserva dopo il 31 dicembre. Ma la (quasi) certezza di un suo «sì» alle insistenti lusinghe del premier agita Pd e sinistra: la maggioranza della base non lo vuole sulla poltrona di Palazzo Marino.
A dirlo sono le dichiarazioni degli ultimi giorni degli altri candidati in campo, i malumori che alimentano le correnti dem e, da oggi, anche un sondaggio: un controcanto rispetto a quello «ufficiale» di Ipsos, che lunedì incoronava Sala come il vincitore delle primarie del centrosinistra e il favorito alle elezioni.
Secondo la consultazione, lanciata online in questi giorni dalla consigliera comunale Elena Buscemi, più di mezzo Pd boccia «Mr Expo»: il commissario non piace al 46% degli intervistati, perché il suo «trascorso» da manager al fianco di «Letizia Moratti rende inopportuna la sua candidatura con il centrosinistra».
Insomma, Sala, per la maggioranza degli 800 intervistati, non sarebbe abbastanza di sinistra per fare il sindaco di sinistra, visto che gran parte della sua carriera l’ha costruita con il centrodestra. Non fa una grinza e, ironia della sorte, è lo stesso ritornello che il centrodestra ripete da mesi: «Sala lo abbiamo messo noi ad Expo, sarebbe un controsenso se si candidasse con la sinistra». C’è poi un 41% che, invece, lo vedrebbe bene come personalità «dal valore indiscutibile» e dal «profilo internazionale»: più realisti del re, sono convinti che Sala sia il nome giusto per vincere. Infine, c’è quasi un 12% di indecisi.
«Dal sondaggio emerge una maggioranza dubbiosa e divisa», commenta la consigliera di «Sinistra dem» (la corrente che fa capo a Gianni Cuperlo e Roberto Speranza): «Penso che Sala sia una figura di prima grandezza, ma non è possibile dimenticare che è stato Direttore Generale della Giunta Moratti dal 2009 al 2011. Giunta che noi, con Pisapia, abbiamo sconfitto. Detto ciò - aggiunge - se accetterà le regole della coalizione e la carta dei valori, è giusto che possa partecipare alle primarie».
Primarie e regole, appunto. A una buona parte della base non è piaciuto come i vertici milanesi del partito hanno gestito la faccenda. A partire dalla data, per cui «il 7 febbraio è troppo tardi», ha cantato in coro quasi tutta la sinistra (il 50% degli intervistati le voleva entro fine novembre) e dalle regole ancora non definite, questione che ha mosso diversi circoli milanesi a mandare una lettera al segretario Bussolati per dare un’accelerata.
«Non capisco chi ha candidato Sala perché lo abbia fatto», si domanda il consigliere civatiano Carlo Monguzzi: «Non sappiamo cosa vuol fare a Milano, non conosciamo i suoi progetti. Perché dovremmo votarlo?». L’atmosfera che si respira è questa, al partito non piace l’investitura dall’alto: la solita «renzata», cioè, che ha scavalcato i dirigenti milanesi per gestire la questione direttamente da Roma.
Non solo, alla spaccatura interna si aggiunge il rebus sulla coalizione: nonostante Pisapia stia facendo i salti mortali per tenere insieme tutte le anime della sinistra, sulla scia di quel «modello arancione» che ha portato la vittoria del 2011, far digerire Sala a tutti è un’impresa praticamente impossibile. Rifondazione si è già sfilata, una parte dei comitati arancioni guidati da Paolo Limonta non vuole nemmeno sentirne parlare e Sel ha lasciato solo uno spiraglio sottilissimo: una volta ufficializzato il nome del commissario, si riuniranno per capire il da farsi. Sta di fatto che la candidatura è cosa quasi fatta. Ne sono indizio sia la benedizione di Pisapia arrivata lunedì dal palco di Assolombarda, sia le parole che lo stesso Sala, autoincensandosi come «ben voluto da tanti», ha speso ieri per il sindaco uscente: «In questi anni», a Milano, «l’opera del sindaco Pisapia è stata un’opera veramente straordinaria».
In attesa che il prescelto ufficializzi, lo scenario che si delinea è quello di primarie «facilitate», diciamo così, per il commissario: una corsa a tre con Majorino e un candidato che sparigli (Francesca Balzani, per esempio). A questo punto, Emanuele Fiano (il candidato renziano in campo) si farebbe da parte: del resto, lui lo ha sempre fatto intendere che, nel caso di una "candidatura forte e condivisa" avrebbe fatto un passo indietro. E quella di Sala è sì una candidatura forte, ma, per il momento, ben poco condivisa.

di FEDERICA VENNI

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