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La polemica

Maroni avvisa Renzi: niente espropri su Expo

Maroni avvisa Renzi: niente espropri su Expo

«Voglio evitare che Renzi martedì venga a Milano a fare brutte figure. Per questo gli dico: il governo entri subito in Arexpo, altrimenti il piano che vuole annunciare sarà per me nulla più di un’opinione non vincolante». Non usa mezze parole Roberto Maroni per manifestare il disappunto sui continui traccheggiamenti del governo sull’ingresso nella società che dovrà gestire il dopo Expo.
Attacca Maroni: «Siccome non esiste l’esproprio proletario, non è che il governo arriva, espropria i legittimi proprietari e decide cosa fare. Per questo - ha spiegato il governatore - spero che entro lunedì sera ci sia la decisione formale di entrare in Arexpo, altrimenti la sua sarà una opinione non vincolante». Parole dure che Maroni usa per chiarire le posizioni della Regione, ma non per avere «uno scontro col governo. Del resto siamo stati noi a chiedere a Renzi di entrare in Arexpo, ma le regole devono valere per tutti e nessuno può dire ai proprietari cosa fare». Solo che fin qui le risposte arrivate da Roma sono state «deludenti», come testimonia l’incontro dei giorni scorsi con l’assessore al dopo Expo Francesca Brianza. Incontro che è stato definito dalla delegazione regionale: «deludente, perché non ci sono state date risposte serie e concrete».
La guerra col governo, però, non si ferma al dopo Expo. Nei giorni scorsi è montata la polemica sul mancato inserimento dei costi standard nella manovra fiscale («che avrebbero fatto risparmiare all’esecutivo 82 miliardi di euro» ha ricordato Maroni), ieri poi il governatore (che si è candidato insieme a Toti e Zaia a guidare la conferenza Stato-Regioni al posto del dimissionario Chiamparino) ha polemizzato con governo per il disinteresse che dimostra verso le infrastrutture lombarde: «Ci sono progetti per il completamento delle tangenziali di Varese e Como, in attesa di essere approvati dal Cipe. Peccato che a Roma dormano su questo». Così come non vi è risposta sulle opere per la navigabilità del Po. «Abbiamo presentato i progetti a giugno, ma non abbiamo ricevuto risposta».

di FABIO RUBINI

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