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L'autovalutazione sul sito del Ministero

Prof, risultati e chance di lavoro: le pagelle ai licei di Milano

Prof, risultati e chance di lavoro: le pagelle ai licei di Milano

La scuola è iniziata da due mesi, ma è già tempo di pagelle. A darsi i voti questa volta sono stati tutti gli istituti scolastici italiani, che hanno pubblicato sul sito del Miur i Rapporti di Autovalutazione (Rav). Tra questi anche quelli milanesi, la maggior parte dei quali ha messo nero su bianco punti di forza e debolezze autovalutandosi su una scala di merito che va da 1 a 7 (1= situazione molto critica, 7= eccellente). La sfida corre su parametri fissati dal ministero e ha un unico obiettivo: mettere «la scuola in chiaro», rendere trasparenti dati che possono tornare utili ai genitori per capire come funzionano le scuole frequentate dai figli. Alla fatidica domanda «Com’è andata a scuola?» insomma - croce e delizia di ogni studente che rincasa dopo ore passate tra i banchi - non sarà più necessario mettere il broncio. Mamma e papà d’ora in poi potranno trovare riposta con un click e informarsi su tutto: background socio-economico dei compagni di classe, preparazione degli insegnanti, prospettive di lavoro, andamento scolastico e altro. A incoronare (o penalizzare) i numerosi istituti in gara, determinante risulta anche la voce «Test Invalsi», sotto la quale sono riportate le performance degli alunni alle prove nazionali scritte di matematica e italiano. Tra istituti tecnici, commerciali, linguistici, classici e scientifici, sarebbe praticamente impossibile classificare nel complesso l’offerta formativa di Milano, ma analizzando alcuni caratteri in particolare, è venuta fuori una “top ten” che vede sul podio l’Istituto Sacro Cuore, vincitore indiscusso per «status economico» dello studente e per un «tasso di immigrazione che non incide sul contesto degli iscritti». Prendendo poi in esame i risultati delle prove Invalsi, ad esempio, a pari merito si sono classificati Sacro Cuore, Leone XIII e Carducci, tutti licei che hanno raggiunto il 7, ovvero l’eccellenza. Già, perché a gravare sul prestigio di una scuola piuttosto che di un’altra, subentra il cosiddetto «capitale umano», quello che tiene conto della provenienza territoriale e culturale dell’alunno, del “bagaglio” ereditario di esperienze e conoscenze oltre che del contesto familiare a cui fa riferimento.
Ecco che al primato del Sacro Cuore si accodano allora il Leone XII, il Carducci e il Beccaria, licei che registrano una percentuale dello 0% sotto la voce «studenti con famiglie economicamente svantaggiate». E non si tratta di puzza sotto al naso, sono dati di fatto. Altro aspetto importante da tenere in considerazione, al giorno d’oggi soprattutto, sono le prospettive di lavoro offerte dalla scuola. Al punto 2.4.d del Rav, la tabella parla di «inserimento nel mondo del lavoro». Inutile dire che per quanto riguarda i licei, il quadro è sconfortante. Classici e scientifici oscillano su una percentuale media di occupati del 20%, esattamente la metà di quella registrata da istituti tecnici come l’Ettore Conti, il Feltrinelli o il Galilei, che vuoi per un percorso più breve, vuoi per una preparazione più mirata e selettiva, nel 2012 hanno piazzato in media ben il 50% degli alunni diplomati nell’universo aziendale. Greco e latino battono il record del 30% di diplomati occupati solo al Sacro Cuore, in medias res si accodano Parini, Manzoni, Beccaria, Carducci, Leonardo da Vinci e Vittorio Veneto con una percentuale che si aggira tra il 18% e il 16%, e infine il Tito Livio, con un drastico 9,6%. Della serie, lettere belle e ambite, ma ai prosperi tutti a casa. In questi “curriculum vitae 2.0”, le scuole si raccontano. Fanno “mea culpa” delle mancanze, mettono in evidenza limiti ed esigenze e a volte, come nel caso del Berchet, si inorgogliscono vantando una posizione strategica nel «centro storico di Milano». C’è poi chi tiene a precisare che l’Istituto «non è scelto in maniera significativa da immigrati», chi, come il Tito Livio o il Parini, approfitta della domanda «Qual è il contributo dell’Ente Locale» per lamentare «la totale assenza del Comune che trascura anche i bisogni più elementari della scuola, come la manutenzione dell’edificio». E infine, come ogni “buona scuola” comanda, arriva anche l’autocritica. Quella del Tito Livio è senza dubbio la più sincera: «Si riscontra un’età media dei docenti piuttosto elevata». Ma anche il Beccaria non è da meno: «Nei titoli culturali dei docenti mancano le certificazioni delle competenze linguistiche e informatiche». Più chiari di così.

di ALESSANDRA PARLA

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