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Il ritratto

Bedori, dalla schiscetta cinese al "no fondi alla Shoah". Ecco chi è la candidata 5 stelle

Bedori, dalla schiscetta cinese al "no fondi alla Shoah". Ecco chi è la candidata 5 stelle

Ha 52 anni, è disoccupata e secondo le sue recenti dichiarazioni «non prende ordini né dal Beppe Grillo né da Casaleggio», ma solo dai militanti del movimento e dal suo blog. È Patrizia Bedori, consigliera grillina di zona 3, primo vero candidato alle elezioni amministrative del Comune di Milano nel 2016. Il suo nome ha battuto gli altri otto candidati alle primarie del Movimento 5 Stelle, tutti uomini, avvenute domenica a Milano. Definita dai colleghi consiglieri di Zona «una donna buona, forse troppo, in grado spesso di farsi abbindolare dalla maggioranza», Patrizia Bedori vive ormai da oltre quindici anni nella zona di Porta Venezia. Attivista pentastellata fin dagli albori del movimento, Patrizia Bedori è stata proclamata sul palco dell’auditorium Valvassori Peroni davanti a un centinaio di attivisti del movimento. «La democrazia partecipata per me è ossigeno e in questi anni ho imparato ad ascoltare i cittadini e condividere il lavoro con gli attivisti e con gli altri portavoce di Milano di ogni ordine e grado», scrive sul suo curriculum presentato in vista delle primarie. «Essere portavoce per me è semplicemente questo».
Attiva nel parlamentino di zona, Patrizia Bedori, non si separa mai dal suo blog in cui con dovizia di particolari e commenti piccati riferisce ai suoi elettori le questioni politiche meneghine e le discussioni portate avanti durante le sedute di consiglio. Le sue battaglie spaziano dalla difesa dei più piccoli e dei loro pasti a scuola, ai mezzi di trasporto gratuiti fino ai 12 anni, passando per difesa del verde e degli spazi comuni contro il dilagare di parcheggi. Immancabile, poi, la polemica rivolta ai colleghi di zona, additati quando si soffermano in aula per più tempo e accusati di voler solo «portare a casa il gettone di presenza». Tra i suoi interventi in consiglio di zona rimane memorabile quello per le «lunch box» per i bambini delle elementari. Una battaglia su più fronti per Bedori che, dopo il fallimento del progetto pilota da 1500 euro avviato su alcune classi della scuola Cardinal Borromeo di via Casati a causa della non conformità ai parametri UE della «schiscetta», tornò sull’argomento schierandosi contro i piatti bio utilizzati che, a suo dire, «si scioglievano al contatto con la polenta calda». Battaglie che dalle mense si sono spostate sulla sicurezza, come quella di Porta Venezia interessata ormai da mesi dall’allarme Eritrei. Per la Bedoni, una realtà parallela. «In quindici anni che vivo in questa zona non ho mai visto un eritreo fare danni a cose o persone», spiegava puntualizzando che «la mozione presentata dalla maggioranza è un po’ razzista». Stessa solfa, o quasi, per i rom di zona Lambrate Rubattino. «Perché fare di tutta l’erba un fascio?», chiedeva la consigliera grillina. «Integriamo i rom che lo vogliono e perseguiamo chi commette reato». Da vera movimentista cinque stelle, poi, Patrizia Bedoni, ha poi come fedele alleato il suo blog. Senza il commento dei cittadini e il confronto pubblico sulla piattaforma, non vi è decisione che regga. «Ricordiamo come durante una richiesta di rendere più rapidi i lavori lei non fosse in grado di prendere da sola una decisione», raccontano alcuni colleghi del consiglio di zona. «Prima doveva consultarsi con il blog, cascasse il mondo». Come dimenticare, infine, le sue critiche contro i patrocini per i concorsi natalizi di presepi della zona o la sua irritazione per lo stanziamento di fondi per un corteo in commemorazione dei caduti della Shoah? Una follia per la candidata alla poltrona di sindaco, che, senza troppi giri di parole, giustificò il suo voto contrario in aula con un «Non c’è ragione di dare i soldi solo agli ebrei».

di MARIANNA BAROLI

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Commenti all'articolo

  • depippoantony

    10 Novembre 2015 - 18:06

    mi sembra che parli bene,speriamo sia cosi'

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