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Oggi l'incontro sul dopo Expo

A Milano è già pronta la lista civica anti-Renzi

A Milano è già pronta la lista civica anti-Renzi

Un’occupazione, un oltraggio, un commissariamento. Sono queste le espressioni che da ieri a Milano rimbalzano da un ateneo all’altro, per commentare il piano del dopo Expo che oggi Matteo Renzi presenterà a Milano (ore 16 al Piccolo Teatro di via Rovello). E che vorrebbe affidare le chiavi dell’area di Rho-Pero (dove dovrebbe sorgere un polo di ricerca sulle «tecnologie umane») alle università di Genova e Trento, relegando quelle milanesi e lombarde ad un semplice ruolo di comprimarie. Un affronto inaccettabile contro il quale il mondo accademico è pronto a scendere in trincea anche con iniziative clamorose.
Circola con insistenza la voce che per fermare le trame del premier, la Milano delle scienze starebbe pensando di presentare alle prossime amministrative una lista civica di altissimo profilo allo scopo di disturbare i piani di Renzi. Una situazione della quale potrebbe approfittare i nemici di Renzi che a Milano sono molti. A partire dall’assessore e candidato alle primarie Pierfrancesco Majorino che, non a caso, lunedì prossimo parteciperà assieme a Stefano Boeri all’evento “Abitare a Milano, due visioni a confronto”. Un appuntamento che sembra fatto apposta per parlare a quel mondo accademico che, almeno alle primarie, potrebbe essere tentato a mobilitarsi in massa per votare Majorino al solo scopo di sgambettare il premier e i suoi pregetti per la città.
Per intanto i più alti livelli universitari milanesi hanno più o meno apertamante bocciato l’idea di Renzi. In un’intervista al Corsera Cristina Messa, rettore della Bicocca, si è detta «basita» e preoccupata per «un progetto che se non dovesse integrarsi con il sistema che in Lombardia già c’è, funziona ed è molto ben valutato, potrebbe scardinarlo. Sarebbe una perdita per tutti» e ha provocatoriamente invitato Renzi all’inaugurazione dell’anno accademico (il 3 dicembre) «che forse la nostra realtà non la conosce».
Ieri, poi, al termine del convegno sul dopo Expo «10 idee per 100 anni», organizzato dalla Statale, anche il rettore Gianluca Vago non sembrava particolarmente impressionato dal piano del governo che «interviene su una minima parte dell’area di cui si sta parlando» e che almeno dalle indiscrezioni non ha preso in considerazione il progetto di campus presentato proprio dalla Statale. «Il tema non è quello di costruire un progetto sulla carta - ha spiegato Vago -, ma capire dove si vuole andare, in cosa si vuole investire e come fare per non sovrapporre alcune iniziative proposte a qualcosa che già esiste». A proposito di visione complessiva Vago ha poi ricordato che «a Parigi stanno già costruendo edifici in una operazione che unisce 8 università e 10 centri di ricerca. Lo Stato ha finanziato 7 miliardi di euro, 4 in infrastrutture e 3 in ricerca. Le imprese si prevede ne mettano 10. Questa è la dimensione della sfida che ci troviamo ad affrontare». Per questo chiude Vago con un ricchiamo alla politica: «non può essere che ci si divida con le bandierine del “questo è mio, quello è tuo”. Farlo sarebbe folle».
Critico col piano di Renzi anche il governatore Roberto Maroni che ieri ha proposto al rettore Vago «di avere la regia dell’operazione, perché con tutto il rispetto, le chiavi non possiamo certo darle all’università di Genova o di Trento». Maroni si è rammarciato anche del fatto che le istituzioni lombarde «non sono state coinvolte in questo progetto». Il punto focale della critica di Maroni, però, è un’altra, più pratica: «Io sono il proprietario dell’area e non vedo come il governo possa venire a casa mia e dirmi cosa devo fare. Non funziona così».
Sullo sfondo restano poi da chiarire modi e tempi coi quali il governo intende entrare in Arexpo, la società proprietaria dei terreni. Dopo mesi di tentennamenti Renzi potrebbe chiarirlo oggi.
Anche se questa volta la sua bulimia di potere potrebbe avergli tirato un brutto scherzo. Milano non è Roma: i rettori, la comunità scentifica e i milanesi non sono disposti a farsi commissariare senza reagire.

di FABIO RUBINI

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