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Soldi ai milanesi per ospitare profughi in casa

Soldi ai milanesi per ospitare profughi in casa

Anno nuovo, emergenza vecchia. Ma ora Palazzo Marino paga le famiglie milanesi per ospitare a casa loro profughi e richiedenti asilo. Già: è stato pubblicato il 30 dicembre il bando targato Comune di Milano per «l’accoglienza in famiglia di titolari di protezione internazionale». Tradotto significa che col 2016 sarà possibile, per i privati cittadini, ospitare a casa solo migranti e rifugiati con un contribuito economico versato dalle casse statali. Sarà che l’anno scorso le strutture di accoglienza pubblica sono state più volte a rischio collasso, sarà che i flussi migratori hanno messo in ginocchio l’amministrazione, sarà che i continui sbarchi di questi giorni non fanno ben sperare per il futuro, ma adesso gli arancioni guardano all’«accoglienza privata». Della serie: lo Stato garantisce 350 euro al mese (400 nel caso sia possibile ospitare più persone) per coprire le spese di vitto e alloggio, mentre le famiglie interessate dovranno «solo» metterci una stanza adeguata, possibilmente con un bagno dedicato. L’ospitalità del migrante di turno durerà sei mesi, ma sulla base di eventuali esigenze personali potrà essere prororagata. Detto fatto: «Il Comune di Milano intende avviare un censimento finalizzato alla costituzione di un elenco di famiglie presenti nel territorio comunale disponibili a sperimentare il nuovo modello di accoglienza». Le domande dovranno pervenire in busta chiusa agli uffici di Largo Treves fino al 15 gennaio prossimo. Saranno anche pubblicate sul sito di Palazzo Marino. Certo dovrà essere rispettata una serie di requisiti: «Le famiglie ospitanti dovranno risultare disponibili a condividere la quotidiantità con persone provenienti da diversi contesti socio-culturali collaborando attivamente con l’educatore, lo psicologo ed eventuali altre figure professionali»; «l’alloggio deve rispettare la normativa vigente» e deve garantire, tra le altre cose, un «arredo minimo per deposito di abiti e beni ad uso personale». È tutto lì, nero su bianco, in quelle quattro paginette di bando firmate dalle Politiche sociali del Comune e disponibile anche on-line.
Se ne era parlato qualche mese fa anche a Brescia e a Genova, Milano è tra i primi Comuni (assieme a Parma dove il progetto è iniziato a maggio scorso) a recipre l’iniziativa dello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. E poco importa se nella dicitura «richiedenti asilo» potrebbero rientrare inevitabilmente anche alcuni irregolari (mediamente a Milano 6 domande su 10 vengono respinte dalle autorità): la nuova frontiera dell’accoglienza arancione passa per le case dei milanesi. «Ogni forma di accoglienza è positiva e va sostenuta al di là degli accorgimenti burocratici per attuarla», chiarisce Mirko Mazzali, esponente a Palazzo Marino di Sel. Ma per un consigliere che applaude ce ne è uno che critica. «Da un lato c’è la rabbia di vedere che a Milano ci sono ancora tanti italiani che dormono in macchina e non riescono ad arrivare, non dico a fine mese, ma nemmeno a fine giornata: per loro, da questa amministrazione, aiuti zero», attacca infatti Pietro Tatarella, capogruppo di Fi. Poi aggiunge, provocatorio: «Dall’altro lato, però, sono sciuro che i consiglieri di sinistra che tanto si dicono soddisfatti ospiteranno migranti e profughi gratuitamente a casa loro, senza bisogno di alcun compenso statale».

di CLAUDIA OSMETTI

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