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Il fascino di Vinnitsya nonostante i venti di guerra

La fuga in Ucraina dei lombardi. "Una mancia e puoi fare tutto"

La fuga in Ucraina dei lombardi.

Un conflitto subdolo che nessuno voleva. Ma i morti sono veri, così come sono vere le macerie e i volti distrutti di chi ha perso un figlio o un parente. La diplomazia perduta ad Est, con le bombe di mortaio che continuano a colpire case e civili a Donetsk, roccaforte dei ribelli filorussi. Mentre Russia e Ucraina tentano di mediare un ritiro delle artiglierie. Eppure, nonostante i venti di guerra e il clima di grande incertezza politica, i lombardi che si spostano in Ucraina sono ancora tanti. E sono molti quelli che si fermano e aprono un’attività commerciale. In particolare a Vinnitsya, città di 450 mila abitanti a 300 chilometri dalla capitale, Kiev, sede dello Stato Maggiore dell’aeronautica militare. Qui gli italiani sono davvero un buon numero, arrivati per mettere su bottega, proprio all’insegna di un Made in Italy che continua ad avere successo, anche in tempo di crisi. Ristoranti, pizzerie e negozi dai nomi che non lasciano spazio ad equivoci: Terra di mare, Modena Caffè, da Beatrice, La Terrazza, Pinocchio, Dolce Vita, Celentano. Ma anche Mafia, una catena di ristoranti italo-giapponesi, Cosa Nostra e Corleone. Per citarne qualcuno. Ad aiutarci nella ricerca di connazionali, il vicepresidente della Croce Rossa Ucraina, Sergij Hluchenkuj. «Vada da Lucio - dice sorridendo - che conosce tutti e tutto sugli italiani che lavorano qui e con successo». Da Lucio è il nome di un albergo-ristorante di un certo livello, immerso proprio nel grande parco del Municipio. Il titolare è Lucio Ferrero, 40 anni, da Vercelli ma milanese di adozione, che gestisce il locale da qualche anno con buoni risultati. Come gli altri connazionali che hanno aperto un’attività a Vinnitsya, Ferrero ha un passato a dire poco curioso. Ha studiato dai salesiani e ha alle spalle una storia incredibile di barista al suo paese e nel capoluogo lombardo che un bel giorno va a Medjugorie con uno zio prete. «Quel giorno, in un clima che aveva dell’irreale - ricorda Lucio - abbiamo conosciuto una ragazzina ucraina che voleva recarsi dalla nonna, ma non aveva i soldi e nessuno che potesse accompagnarla». Ecco che la storia di Lucio ha in quel preciso momento una svolta. Arriva a Vinnytsa per accompagnare la giovane e ci resta. Si sposa con una bella ragazza del luogo, Julia, e diventa padre per due volte. Ma ha anche a che fare con un tumore nel sangue che lo costringe periodicamente a visite al San Matteo di Pavia, con puntatine a Milano a salutare gli amici. «Qui in Ucraina - continua Ferrero - ho iniziato a lavorare in un caffè e intanto importavo prodotti italiani. Ho conosciuto meglio l'ambiente e alcune persone che mi hanno aiutato ad aprire prima Il Tiramisù e poi La Meringata». Ma il colpo grosso Lucio lo fa conoscendo l’ex sindaco della città, il potente e ricco Dimitry Dvorkis, che gli mette a disposizione il palazzo dove c’erano gli uffici per trasformarlo in hotel. «Lui ci ha messo i soldi della ristrutturazione e io gestisco l’albergo, facendogli avere una sorta di stipendio a fine mese. L’albergo su tre piani con 15 stanze e ristorante. Il menù è naturalmente italiano con traduzione in russo. Alcuni piatti tipici, però, li abbiamo lasciati, come i pilimeni, il borch, i vareneki, la salyanka». Poi ci anticipa che, se tutto andrà bene, aprirà questa primavera una gelateria, «rubando» un centinaio di metri quadrati al parco pubblico. «Allunghi la mancia a qualcuno e puoi fare tutto a norma di legge». Come Lucio anche altri lombardi hanno messo su impresa o famiglia a Vinnitsya. Fabio Prevedello, 44 anni, di Buscate (Milano), una moglie ucraina che lo ha appena fatto diventare papà per la seconda volta, oltre ad essere il presidente dell’associazione “Ucraina Maidan” fa l’imprenditore di mobili. «L'associazione - dice con orgoglio - ha scopi umanitari e lo faccio per passione, come volontario. Guadagno col mio lavoro di imprenditore». E ancora tanti italiani come Maurizio P., 57 anni, giramondo che - dicono i maligni - ad Aversa trafficava in auto rubate e che qui ha una ditta di mozzarelle in grado di servire un sacco di locali e di pizzerie. Giuseppe M., 52 anni, che si occupa di vestiti per la ristorazione. Paolo B., 63 anni, di Roma, che si è concesso qualche pausa, ma per non bighellonare aggiorna i siti internet. Renato P., 68enne, bellunese, panettiere in pensione che a Vinnitsya fa la dolce vita. «Mi sono comprato un bilocale in centro, con meno di 30 mila euro. La mia pensione italiana è di 900 euro al mese. È una cifra che equivale a tre stipendi di un direttore di banca. Per le spese di casa, per la luce, l’acqua e il gas, si paga meno di 40 euro al mese. Mi avanzano molti soldi che mi sono serviti per conquistare il cuore di una donna di 34 anni, alla quale non faccio mancare niente». Il resto è storia d’oggi. Con l’Ucraina che ha dovuto cedere a Putin la Crimea, dopo violenti scontri di piazza con i morti. L’Europa e gli Usa che minacciano di continuo sanzioni a Putin e il popolo ucraino che prega e spera sempre nell’aiuto dell’Occidente. Ma la pace è lontana. Solo gli italiani che vanno in Ucraina, sembrano non subire contraccolpi.

di MICHELE FOCARETE

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