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Un talebano a Palazzo Marino

Il leghista Sofo incontra le Le Pen: "Marion riconosce solo noi, io lotto per la famiglia

Il leghista Sofo incontra le Le Pen: "Marion riconosce solo noi, io lotto per la famiglia

"Le associazioni LGBT stanno agli omosessuali come i sindacati stanno ai lavoratori". Ecco, basterebbe questo per inquadrare Vincenzo Sofo, aspirante consigliere comunale della Lega Nord, noto a Milano (e non) per la sua attività con il Circolo Culturale Il Talebano. Lo intervistiamo di ritorno da un viaggio in Francia, trascorso come ospite del Front National che, spiega Sofo, "in Italia riconosce solo noi della Lega".

Da Talebano ad aspirante consigliere: Sofo, ci spiega in poche parole il perché abbia deciso di scendere in campo? 
"Per dimostrare che i principi dell'identità e della comunità non sono solo dei concetti astratti ma delle linee guida attraverso le quelli si può cambiare concretamente una città. Da qui nasce il mio progetto per la città-villaggio, che concretamente significa: progetti per trasformare le periferie da luoghi abbandonati a centri di attrazione, rivitalizzare i quartieri favorendo il piccolo commercio, i bar sotto casa, le manifestazioni culturali, la mobilità interna alle zone e tutte quelle cose che, favorendo l'aggregazione, creano sviluppo, vita, socializzazione, solidarietà e sicurezza". 
Togliere il monopolio delle politiche sociali a LGBT: uno slogan che sta facendo discutere. Perché lo ha elaborato? 
"Le associazioni LGBT stanno agli omosessuali come i sindacati stanno ai lavoratori: sono autoreferenziali e non rappresentative del mondo che sfruttano. Io dico una cosa molto semplice: in un momento in cui il Comune ha pochi soldi, quei soldi vanno indirizzati là dove c’è una priorità. E la priorità per le politiche sociali di un Comune non sono i gay pride ma sostenere economicamente le famiglie, chi fa figli, perché Milano sta vivendo un inverno demografico e senza figli non ci sono nuove generazioni e dunque non c’è futuro. La lotta etero contro gay nulla c’entra con questo". 
Davvero l'associazione ha così grande potere nel sociale? Secondo lei da cosa deriverebbe?
"Lobby significa gruppo di pressione. La pressione che esercitano certe associazioni si è vista nel piccolo con l'attacco organizzato nei miei confronti per una innocua locandina ma in casi più importanti contro la Barilla e altre aziende che, tacciate assurdamente di omofobia, hanno dovuto addirittura rivedere le loro strategie commerciali. Il motivo credo che sia banalmente un interesse economico: si pensi ad esempio a che business si nasconda dietro il tema dell'utero in affitto". 
Quali sarebbero i suoi primi passi da consigliere? 
"Chiedere subito al prossimo sindaco di riattivare le politiche a sostegno della famiglia cancellate dal duo Pisapia-Majorino. E presentare dei progetti concreti per riqualificare le periferie sulla base di specifiche identità capaci di creare degli indotti economici stabili, penso ad esempio allo sviluppo di Lambrate facendo leva sulla fioritura spontanea di iniziative legate alla musica jazz o a quello del Giambellino allungando fin lì l'indotto apportato già in Zona Tortona grazie all'arte e alla creatività". 
Un altro slogan, dello stesso indirizzo, è “Contro il liberalismo libertario”. In due parole? 
"Il liberalismo libertario è il modello di società imperante oggigiorno. Quello che esorta ognuno a pensare solo a se stesso e ai propri desideri senza preoccuparsi del benessere della collettività. Quello che fa di Milano una città completamente disgregata, dove non si conosce più il proprio vicino di casa. Bisogna ricominciare a dare delle regole alla comunità in cui viviamo, perché solo così si può ricreare quello spirito di comunità necessario per risollevare le sorti di un territorio".
Abbiamo visto le sue foto a cena con Marion Le Pen. Cena di lavoro o personale? 
"Con Marion si è creato un ottimo rapporto di collaborazione, nata con il convegno che facemmo a marzo a Roma e Milano assieme a Matteo Salvini. Lei è una delle figure politiche più interessanti presenti sul panorama europeo, per età, determinazione e soprattutto idee. C'è molta sintonia riguardo a queste ultime e dunque è importante coltivare questo terreno fertile per costruire qualcosa di utile". 
Ha avanzato proposte a nome del suo partito all'astro nascente del FN? Se sì, quali? 
"I progetti politici sono compito di Matteo Salvini e Marine Le Pen, i leader di questo fronte identitario in cui tutti noi dobbiamo sperare. Dopodiché deve spettare ai dirigenti e militanti di Lega e Front National supportare i propri leader lavorando sui territori e nei vari ambiti di competenza affinché il progetto politico portato avanti si affermi il più in fretta possibile. Con il circolo Il Talebano stiamo lavorando per dare supporto sul piano culturale, come militante e rappresentante locale della Lega, per portare questo progetto all'interno delle istituzioni".  
Marion ha espresso opinioni sulle ormai prossime elezioni di Roma e Milano e sulla bagarre nata nel centrodestra? 
"Loro dicono una cosa molto semplice: che in Italia hanno rapporti soltanto con la Lega".  
Tra il FN e la Lega notiamo, ormai da tempo, c'è sintonia. Quali sono le comuni basi sulle quali è costruito il vostro rapporto politico? 
"I concetti espressi da Salvini e Le Pen sono sintetizzabili in tre chiavi inequivocabili: difesa della sovranità dei propri popoli, difesa dell'identità dei propri territori, costruzione di un'Europa fondata sulla prosperità delle persone e non delle lobby finanziarie".

di Marco Petrelli
@marco_petrelli

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